Mario Spallone e don Antonio “dimenticati” dal Comune

AVEZZANO. A rendere onore a Mario Spallone e a don Antonio Sciarra, due personaggi che hanno dato lustro alla città, il Comune di Avezzano non sembra pensarci proprio. Ogni pretesto è buono per...
AVEZZANO. A rendere onore a Mario Spallone e a don Antonio Sciarra, due personaggi che hanno dato lustro alla città, il Comune di Avezzano non sembra pensarci proprio. Ogni pretesto è buono per guadagnar tempo. Di fronte al pressing della popolazione che chiede di dedicare all’ex sindaco e al grande missionario una piazza o una strada, il primo cittadino, Gianni Di Pangrazio, avrebbe incaricato un dirigente di studiare il caso. L’esito dell’indagine ha gelato le speranze: nessun cippo per Spallone e don Antonio se dal loro decesso non saranno passati 10 anni. Caso chiuso, dunque? Niente affatto. Ci si chiede: come mai a un ex sindaco di Sante Marie, Celso Salica, e a un imprenditore di Gioia dei Marsi, Mario Aureli, deceduti da meno di dieci anni, i rispettivi Comuni hanno tributato quel riconoscimento che Avezzano si ostina a negare a Spallone e a don Antonio? La risposta a tale interrogativo la dà la stessa normativa che disciplina la materia e che al Comune di Avezzano fingono di ignorare. La legge è la 1188 del 1927. Una legge fascista recepita dalla legislazione repubblicana. L’articolo 3 pone il divieto di intitolare vie, piazze e altri luoghi pubblici a persone decedute da meno di 10 anni. L’articolo 4, però, dà la facoltà al ministero dell’Interno di derogare a questo divieto, qualora si tratti di personaggi con particolari meriti. Nel 1992, il ministro dell’Interno, al fine di accelerare l’iter burocratico delle intitolazioni, ha emanato un decreto – entrato in vigore il primo gennaio 1993 – che delega la competenza, che la legge del 1927 attribuiva al Ministero, ai prefetti. Spetta pertanto ai prefetti autorizzare l’intitolazione di una strada o di una piazza a persone decedute da meno di 10 anni. Ma la proposta al prefetto devono farla i Comuni. Dunque è tutto chiaro. Se il sindaco di Avezzano ritiene Mario Spallone e don Antonio Sciarra meritevoli dell’intitolazione di una piazza o di un monumento, prepari rapidamente la proposta, la faccia approvare dalla giunta e la invii al prefetto. Lasci perdere i dirigenti. Che potrebbe sembrare un escamotage per non decidere. Di Pangrazio non ha mai fatto mistero della sua ammirazione per don Antonio e Spallone. Il primo, un missionario, che ha dedicato la vita agli ultimi. Il secondo, un comunista ortodosso, artefice della rinascita di Avezzano dopo Tangentopoli. Ora il primo cittadino dimostri coi fatti quello che ha sempre detto. Scontenterà magari qualcuno che, per una qualche ragione, vorrebbe vedere Spallone e don Antonio condannati all’oblio. Ma avrebbe di sicuro il plauso e la gratitudine della stragrande maggioranza della popolazione.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

