Marsica, calcio a ostacoli Otto stadi sono inagibili

7 Settembre 2019

Dall’antincendio alle prove statiche: la prefettura sbarra le porte ed è polemica Luco va al Dei Marsi, Paterno non si sa e a Capistrello ci sono posti limitati

CAPISTRELLO. A sole ventiquattro ore dall’inizio dei campionati, la situazione dei campi di calcio nella Marsica risulta a dir poco disastrosa e c’è il rischio che per più di una gara ci possa essere il rinvio perché terreni di gioco disponibili non ce ne sono. Allo stato attuale hanno l’agibilità solo Avezzano (stadio dei Marsi) e Pescina (Barbati). Otto non sono in regola perché la prefettura ha posto il veto e salvo miracoli dell’ultima ora, domani c’è il rischio che in tanti centri non si possa giocare. A Capistrello posti limitati.
Il problema è esploso fragorosamente lo scorso anno, con l’avvento dell’Aquila calcio nel torneo di Prima categoria, per via di una tifoseria sulla carta abbastanza numerosa da mandare in tilt la ricettività prevista per i settori ospiti. Praticamente si è innescata una specie di reazione a catena che ha contribuito a diffondere un allarmismo immediatamente recepito a livello di Prefettura, che per proprio conto ha impartito disposizioni oltremodo rigide ai sindaci di riferimento, obbligati a loro volta a far rispettare le direttive.
Peggio di tutte stanno messe le tre società di Eccellenza (Capistrello, Angizia e Paterno). Fondata nel 1925, l’Angizia Luco ha conosciuto il periodo di massimo fulgore nel triennio fra il 1985 e il 1988 con tra campionati disputati in serie C, ai quali si sono aggiunti ben 12 tornei di serie D. Il direttore sportivo Piero Di Paolo illustra la situazione attuale: «C’è da sistemare la pratica antincendio, quella relativa all’impianto elettrico e la sistemazione della tribuna, per cui per un paio di mesi abbiamo chiesto aiuto all’Avezzano calcio per usufruire dello stadio dei Marsi alternandoci con i biancoverdi».
Il Capistrello ha una storia più recente, essendo stato fondato nel 1948, ma da quasi una ventina di anni milita con onore in Eccellenza che è pur sempre il massimo campionato regionale, e anche nella struttura rovetana le criticità non mancano, ma in extremis il sindaco Francesco Ciciotti è riuscito a ottenere un nulla osta provvisorio: «È stata una corsa contro il tempo per sistemare il certificato antincendio, insieme alle prove statiche della tribuna e alla revisione dell’impianto elettrico. Abbiamo inviato tutto in prefettura ottenendo il benestare per giocare tra le mura amiche la gara di domenica (domani per chi legge, ndc), pur se con una capienza ridotta (300 spettatori massimo, ndc)».
E non sta meglio il Paterno, la cui storia calcistica è la più giovane delle tre, ma non per questo meno importante, perché dalla nascita che risale agli anni ‘70, la società del presidente Angelo Di Gregorio ha conosciuto il suo massimo fulgore proprio nel corso degli ultimi 5 anni, sfiorando in più circostanze l’approdo in serie D. Domani la squadra allenata da Michele Scatena giocherà a Penne, per cui il problema non si pone nell’immediato, ma fra sette giorni cosa succederà? Se lo domanda lo stesso patron nerazzurro: «Sinceramente ancora non lo sappiamo, ma mi sto attivando per ottenere l’agibilità per il nostro impianto di Paterno, così da non andare più in giro alla ricerca di un campo dove poter giocare le nostre partite».
Come si può facilmente intuire, la situazione è al limite del drammatico, perché all’indisponibilità di questi tre impianti bisogna aggiungere Trasacco, Celano, Collelongo, Tagliacozzo, Magliano e Canistro, tutti con il solo terreno di gioco in grado di ospitare una partita. Ma senza il pubblico.
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