Marsilio: «Non pagheremo il riscatto»

12 Maggio 2023

I cybercriminali pubblicano due lettere: una indirizzata al governatore e ai vertici dell’azienda, l’altra ai pazienti abruzzesi 

L’AQUILA. È una guerra di nervi, ma la Regione non cederà alle minacce degli hacker. Non verrà pagato alcun riscatto. «Non so come si potrebbe materializzare la richiesta», dichiara il presidente Marco Marsilio, «quando gli hacker fanno un’azione del genere è perché chiedono in cambio qualcosa, ma la legge lo vieta. Non saremmo, pur volendo, nelle condizioni di pagare un riscatto». A Marsilio e al direttore della Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila, Ferdinando Romano, il gruppo di cybercriminali “Monti”, che ha sferrato un durissimo attacco ai sistemi telematici dell’azienda sanitaria, ha indirizzato la prima delle due lettere, scritte in inglese, pubblicate online, in cui si chiede di «discutere l’affare».
La seconda ha come destinatari i residenti della regione Abruzzo: in allegato, un lungo elenco con centinaia di nomi di utenti della Asl e relativi referti medici. Una minaccia secca, accompagnata dall’invito a contattare un legale.
NUOVO ATTACCO
I cybercriminali, che da più di una settimana tengono sotto scacco la Asl, fanno sul serio. Ieri, è stato pubblicato sul dark web il secondo pacchetto di referti e cartelle cliniche dei pazienti, che porta la data del 29 aprile scorso. Segno che gli hacker potrebbero aver “bucato” l’archivio digitale dell'azienda prima del 3 maggio, quando gli autori dell’attacco “ramsomware” sono usciti allo scoperto rivendicando la loro azione criminale. Altri 24 giga di dati, tra cartelle cliniche, referti medici, diagnosi, terapie prescritte, dati clinici, richieste di assistenza domiciliare e fogli di dimissioni per i pazienti, che si aggiungono ai 10 giga di materiale già immessi in rete in precedenza. I documenti portano tutti la data del 29 aprile e fanno riferimento ai reparti di Genetica, Medicina interna, riabilitazione territoriale, screening, al Centro trapianti e alla sezione protocollo della Asl. Migliaia e migliaia di dati sensibili ora nelle mani di chiunque, potenzialmente anche di malintenzionati della rete.
RICHIESTA DI RISCATTO
Ammonterebbe a diversi milioni di euro la richiesta di riscatto. «Cari Marco Marsilio e Ferdinando Romano! Siamo solidali con voi per i problemi che hanno travolto la Regione dopo l’attacco alla Asl1, ma questo incidente vi deve aprire gli occhi su molti problemi», si legge nella lettera, «non vi interessa la sicurezza dei dati dei vostri cittadini. I dati giacevano effettivamente per strada e non erano protetti in alcun modo. Fate 10 riunioni interne al giorno, ma non succede niente. Perché non contattate noi? Possiamo sicuramente trovare un accordo. Parlate di mesi di recupero che costano un sacco di soldi. Noi invece», proseguono gli hacker, «ripristineremo il vostro database in non più di 8 ore. Vi consigliamo di andare nella chat specificata per discutere l’affare». Quel “discutere l'affare”, altro non è che l’implicita richiesta del riscatto.
«NON PAGHIAMO»
«La lettera l'ho vista sul web come tutti, ma non possiamo sapere le veridicità e l'attendibilità», le parole di Marsilio, «in ogni caso, ci sono indagini in corso e un’attività intensa di contrasto da parte di tutte le autorità competenti, che chiedono il massimo riserbo, perché queste guerre si combattono in silenzio. Non saremmo, neppure volendo, nelle condizioni di pagare un riscatto; lo vieta la legge. Ieri abbiamo riattivato il Cup, nei prossimi giorni recupereremo tutti i servizi, Siamo vittime di un’aggressione ignobile», prosegue il governatore, «che mette a repentaglio la salute dei cittadini. Del resto, questi attacchi ci sono e colpiscono anche strutture ben più importanti e grandi di una piccola Asl».
MINACCE AGLI UTENTI
Nel primo pomeriggio di ieri, gli hacker hanno pubblicato la seconda lettera, accompagnata da un lungo elenco con centinaia di nomi di utenti della Asl a cui sarebbero stati rubati i dati. «Cari residenti della regione Abruzzo! Vogliamo fare appello a voi. Studiate attentamente il file allegato qui sotto», così comincia la missiva, che tenta di spingere gli utenti a cercare il proprio nome nell’elenco delle vittime della fuga dei dati sensibili e quindi ad avviare azioni legali, così da forzare la Asl a cercare un accordo con gli hacker.
Intanto sul furto di dati dall'archivio della Asl indaga anche la Distrettuale antimafia e antiterrorismo dell’Aquila. Mentre è al lavoro anche un gruppo di esperti, che comprende anche agenti della polizia postale.
©RIPRODUZIONE RISERVATA