Marta, la prof di flauto con il futuro in Sicilia

9 Settembre 2015

L’insegnante dovrà trasferirsi a Trapani per non perdere la cattedra «Ho un marito e una figlia e abbiamo appena comprato casa, come farò?»

L’AQUILA. La beffa più grande per Marta Vitaliani, insegnante di flauto di 35 anni, è la consapevolezza che esiste una concreta possibilità che in fase di organico potenziato (fase C), si crei una cattedra di flauto in provincia dell’Aquila, a oggi inesistente. E in tal caso, mentre Marta, prima in graduatoria, volerà a Trapani, il secondo più basso in graduatoria prenderebbe la cattedra in provincia.

Marta è una musicista di livello nazionale con un passato nell’orchestra dei Vigili del fuoco e oggi flautista dell’orchestra Concentus serafino aquilano. Ha una bimba di tre anni, un marito che lavora all’Aquila e un mutuo da pagare per una casa ottenuta con sacrifici dopo il terremoto del 2009. La sua è una delle tante storie che si perdono dietro la freddezza dei numeri e degli algoritmi del Piano straordinario per le assunzioni della riforma “La buona scuola”.

Una storia fatta, invece, di sacrifici, scelte, emozioni. «Fino a quando sono diventata mamma ho fatto di mestiere la musicista lavorando a Roma nella banda nazionale del Vigili del fuoco e nell’orchestra di Mediaset. Ho scelto, poi, d’intraprendere il percorso di insegnante». La docente dovrà andare a insegnare flauto a centinaia di chilometri dall’Abruzzo, in Sicilia, l’isola i cui cittadini spesso (e nemmeno tanto ironicamente) rivolgendosi al resto del Paese dicono «Nel continente» per indicare la distanza che separa le due sponde. La cattedra a Trapani è il “regalo” che le ha fatto il cervellone informatico del ministero dell’Istruzione al termine della cosiddetta fase B del piano straordinario di assunzioni, «anche se ho la fortuna quest’anno di avere potuto firmare una supplenza annuale all’Aquila», spiega, «quindi potrò temporeggiare fino a giugno, ma dall’anno prossimo dovrò lasciare la città e la mia vita qui».

C’è un aspetto che più di ogni altro amareggia Marta in questa vicenda: il fatto che il governo abbia in qualche modo cambiato le regole in corsa, per cui tanti programmi e calcoli sono stati cancellati. «Avevo fatto bene i miei conti», dice, «e avevo visto che sarei potuta rientrare di ruolo all’Aquila da qui a un paio d’anni. Io spero che in questi mesi qualcosa possa succedere», aggiunge con un pizzico di speranza, «perché tutto vorrei, tranne che essere costretta per lavoro a lasciare qui mio marito e mia figlia. Abbiamo avuto la possibilità di fare una sostituzione edilizia», conclude, «e proprio in questi giorni abbiamo firmato il rogito e il nostro mutuo. A che cosa è servito?».

Marianna Gianforte

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