Massacra la fidanzata a coltellate. Arrestato dopo la fuga di 700 km

24 Ottobre 2026

Vittima una giovane colombiana. Il 53enne di Avezzano torna in Abruzzo e va dai carabinieri

AVEZZANO

L’autostrada spalancata sulla via di casa e le mani sul volante macchiate di sangue. Marco Panichi, 53 anni, di Avezzano, ha guidato per oltre 700 chilometri, consapevole dell’orrore che si era lasciato alle spalle. Chi ha trovato il corpo della compagna nella camera da letto della loro abitazione di Vergiate, nella provincia di Varese, ha parlato di una scena terrificante. Accanto al cadavere di Grey Noralba Sanmartin Villalba, sul pavimento, un coltello da cucina da 33 centimetri. Il medico che ha eseguito la prima ispezione della salma ha accertato in totale 15 diversi fendenti, molti sul collo. Un massacro. Una volta consumata la follia, l’uomo si è chiuso la porta alle spalle e si è messo alla guida della sua auto per fare ritorno in Abruzzo. È arrivato solo al calare della sera. Ha raggiunto suo padre e gli ha raccontato tutto. Poi ha preso la via del centro di Avezzano e bussato alla porta della caserma in via Genserico Fontana. «Sono qui per costituirmi, ho ucciso la mia fidanzata» ha detto ai militari.

la confessione

Marco Panichi, termo - idraulico di professione, ai carabinieri ha rivelato di essere il responsabile della morte della 36enne colombiana. I militari che hanno raccolto la confessione hanno immediatamente attivato i contatti con i colleghi della stazione di Varese, che a loro volta hanno mobilitato la catena di soccorso. All’indirizzo di casa indicato dallo stesso Panichi sono giunti in tempi strettissimi le pattuglie delle stazioni di Vergiate e Albizzate, gli uomini del nucleo operativo di Gallarate, il personale del nucleo investigativo di Varese e una squadra dei vigili del fuoco per l’apertura della porta d’ingresso. Una volta in casa, le forze dell’ordine hanno trovato la donna riversa a terra senza vita. Accoltellata fino all’ultimo respiro. Non una, non due, ma quindici volte. Quando il telefono della caserma di Avezzano ha squillato ed è arrivata la conferma del delitto, Marco Panichi è stato posto in stato di fermo. Dovrà rispondere di femminicidio e rischia la pena dell’ergastolo. La salma è stata trasportata all’Istituto di medicina legale di Pavia. Nelle prossime ore sarà eseguita l’autopsia per risalire all’orario esatto della morte.

l’interrogatorio

Il procuratore di Avezzano, Maurizio Maria Cerrato, ha raggiunto l’indagato in caserma e lo ha messo sotto torchio. L’interrogatorio è andato avanti fino a circa le 2.30 della notte. L’uomo ha riferito di aver ucciso la compagna al culmine di una lite cominciata per una forte gelosia di lei. Secondo quanto dichiarato – ma tutto da dimostrare – la donna lo avrebbe aggredito, prima verbalmente, poi fisicamente. Fino a impugnare il grosso coltello da cucina e colpirlo più volte. Ma sempre in maniera superficiale. Solo a quel punto - ha spiegato al procuratore - nel tentativo di difendersi e in preda alla paura, le avrebbe tolto la lama dalle mani, per poi usarla contro di lei. Una versione che dovrà trovare riscontro nelle perizie e nelle consulenze degli esperti durante la fase delle indagini.

l’inchiesta

Panichi al termine del confronto col procuratore è stato trasportato al pronto soccorso dell’ospedale di Avezzano per essere medicato. Presentava diverse lesioni da taglio. Le più serie sul braccio sinistro e sulla mano destra. Sono state formalmente refertate e finiranno tra le fonti di prova nel fascicolo a carico del 53enne. Potrebbero rappresentare un elemento chiave per la linea difensiva sostenuta dall’avvocato dell’uomo, Leonardo Casciere, e per la definizione della fattispecie di reato. Panichi è poi stato trasferito e rinchiuso nel carcere di San Nicola. Oggi gli atti saranno trasmessi al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Avezzano. Lunedì sarà celebrata l’udienza di convalida, presumibilmente in videoconferenza, con l’uomo collegato dalla struttura detentiva, alla presenza del suo avvocato. Non è escluso che nel corso del procedimento giudiziario possa essere trasferito altrove. L’inchiesta della Procura di Busto Arsizio – competente territorialmente rispetto al luogo della morte della donna – è coordinata dal procuratore Carlo Nocerino e dal sostituto Ciro Vittorio Caramore. S’indaga tra i conoscenti della coppia e si cercano eventuali testimoni oculari del delitto. Sequestrati i dispositivi telefonici ed elettronici appartenenti a entrambi. Saranno passati al vaglio dei tecnici forensi. Sigilli anche alla porta dell’abitazione in cui si è consumato l’omicidio. Si punta a ricostruire la natura della relazione sentimentale tra la vittima e il suo assassino. Stando a quanto ricostruito finora, i due si erano conosciuti meno di un anno fa. Lui era impegnato in un rapporto stabile con un’altra donna di Civitella Roveto, nella Marsica, con la quale conviveva da una decina d’anni. Poi la storia si era incrinata e Panichi aveva ammesso il legame con Grey Noralba Sanmartin Villalba, residente ad Ancona, più giovane di 17 anni, separata e con due figli minori. Dallo scorso marzo i due avevano cominciato a frequentarsi e l’uomo aveva preso una casa in affitto a Vergiate. Da allora il 53enne aveva in più occasioni reso pubblica la storia d’amore attraverso i suoi canali Facebook e Instagram. Il 16 luglio aveva anche modificato lo stato sentimentale dei suoi profili in “fidanzato ufficialmente”. Martedì aveva postato una foto di coppia mentre erano abbracciati in un locale. Con un cuoricino e una canzone ad accompagnare l’immagine con Grey. Solo tre giorni dopo l’ha uccisa.

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