Massimo, Nicola e quella cimice in ufficio
La lunga chiacchierata tra il primo cittadino e il suo vice. Botta e risposta sui pm e i telefoni sotto controllo
L’AQUILA. Tra le centinaia di registrazioni trascritte ce n’è anche una che non riguarda le telefonate. Si tratta di un’intercettazione ambientale che risale alla mattina del 15 aprile 2015, nella sede comunale di Villa Gioia, all’interno di uno degli uffici in uso al sindaco Massimo Cialente. Anzi, a Federico Federici, come viene ribattezzato il primo cittadino. Si ritrovano a colloquio lo stesso sindaco e il suo vice Nicola Trifuoggi, ex magistrato.
Ecco, frase dopo frase, il colloquio della registrazione ambientale.
Federico Federici: «La prima cosa da fare sai quale sarebbe? I magistrati devono gira’».
Trifuoggi: «Sì».
Federici: «Cinque anni in un posto e via».
Trifuoggi: «Ahivoglia... ma non possono sta’ sempre allo stesso posto...quella normativa che dice che i capi degli uffici giudiziari possono durare soltanto otto anni, è in effetti una normativa buona, ehm... c’è un’altra norma che dice che più di dieci anni all’interno dello stesso tribunale non puoi svolgere le stesse funzioni, quindi fai dieci anni il giudice fallimentare e poi devi smettere, devi passa’ appresso...però rimani là...per dirti e non è... e comunque riesci a condizionare in qualche maniera...Te ne devi anda’, perché quando ti sei creato il tuo centro di potere, e pure qua...tu ne hai conosciuti di...procuratori e presidenti che facevano il bello e il cattivo tempo, perché nessuno si permetteva di dirgli niente, perché che fai ti metti contro? La gente c’ha paura...».
Federici: «Io sono costretto a morde il freno, infatti».
Trifuoggi: «La gente c’ha paura. Noi qua abbiamo (...) che è molto bravo, ma è uno che vive di ingenuità e di sogni, quello ti guarda con quegli occhioni spalancati, con quell’aria da frate cappuccino, di quelli buoni, madonna (ride).»
Federici: «Sì, sì, ti viene voglia di confessarti».
Trifuoggi: «Eh...però... se tu gli dici...guardi che quello si...nooo, non è possibile... c’abbiamo quest’altro che ha paura della sua ombra (...) non era così...».
Federici: «È vero, non era...».
Trifuoggi: «Non era così era uno tosto...quando stava a Perugia ha fatto zompa’ all’aria mezza magistratura romana...che cosa gli sia accaduto dopo non lo so...ha paura della sua ombra...ma non fa’ niente mo’....c’hanno paura di tira’ fuori quella storia (...)».
Federici: «Sì, ma c’è la vicenda di (...)».
Trifuoggi: «Eh...».
Federici: «Se so’ pigliata quel...».
Trifuoggi: «Ci sono tali e tante di quelle cose per cui non, non...».
Federici: «Poi ’ sta guerra di (...) con gli altri».
Trifuoggi: «Sì».
Federici: «Gallo è un c...».
Trifuoggi: «Un p... c...».
Federici: «Mo’ ha fatto sequestrare le nostre...ha fatto acquisire la lettera che io ho mandato alla Corte dei Conti...,ma qual è la logica?».
Trifuoggi: «Non lo so, non lo so».
Federici: «Ho avuto conferma (incomprensibile)».
Trifuoggi: «Eh, ma questo ci vuole».
Federici: «Ma ha detto...dice...”stai tranquillo che fra qualche giorno dismettono le registrazioni...”...ma perché mi stanno a fare le registrazioni? “niente, la storia della metropolitana e per la storia del...di un appalto che io avrei favorito...ma chi c...lo conosce? mo’ fottuta vicenda metropolitana...tu l’hai seguita?».
Trifuoggi: «Certo».
Federici: «Pari pari».
Trifuoggi: «Certo, certo».
Federici: «Tu proprio l’hai seguita pari pari, quindi...cioè...io ci sto mettendo veramente una preoccupazione politica di anda’ a piglia’ i sei milioni e mezzo e forse pochi...».
Trifuoggi: «È chiaro».
Federici: «E di chiudere nell’interesse della città».
Trifuoggi: «Sì, sì, sì».
Federici: «Ma te pare che io dovevo tene’ il telefono sotto controllo perché sto a fare le cose? Ma dico, su, fammelo fa’ un reato, eh...».
Trifuoggi (ride).
Federici: «Eh...scusa...lasciami il gusto di farlo il reato e poi perse...almeno giochiamo come Ginko, Gianko, Ginko con Diabolik...eh mo’ a me a me...anzi, guarda, ti posso di’ una cosa? Io so’ contento perché è come fare la visita preventiva».
Trifuoggi: «E certo».
Federici: «Però...».
Trifuoggi: «Certo...».
Federici: «...Arrivi alla Corte dei Conti».
Trifuoggi: «Tu non c’hai...non c’hai niente da nascondere».
Federici: «Sì, ma quelli che c... c’hanno da fare?».

