Master su Skype per quindici candidati

Università, scattano gli esami in via telematica. Timori per gli studenti rientrati dalle città del Nord
L’AQUILA. Il master di II livello, ai tempi del Coronavirus, si consegue su Skype. Hanno preso il via gli esami on line anche all’Università dell’Aquila. E se già da qualche giorno alcuni professori avevano preferito tenere lezioni a distanza, utilizzando tutti i mezzi tecnologici a disposizione, ieri per la prima volta è stato necessario svolgere su Skype il colloquio finale di un master di II livello: “Applied Behaviour Analysis (Aba) e tecniche evidence-based nei disturbi dello spettro autistico”, coordinato dalla professoressa Monica Mazza. «Avevamo urgenza di chiudere i percorsi già iniziati perché c’è bisogno di queste figure professionali», spiega la docente, molto soddisfatta dell’esperienza. «Non si è verificato nessun problema, neanche di connessione. Abbiamo diviso i 15 ragazzi che dovevano conseguire il master in tre gruppi da cinque, in modo che almeno quattro persone potessero assistere all’esame di ognuno, tenuto in videoconferenza. La consegna degli attestati verrà fatta in presenza, quando possibile. Certo questo è un modo per non bloccare tutte le attività, anche se ci auguriamo tutti di tornare il prima possibile alla normalità».
Intanto, mentre si mettono in atto, da parte delle istituzioni, tutte le misure necessarie per il contenimento del contagio, la chiusura di scuole e Università, dal 5 al 15 marzo, potrebbe dar vita a un’emergenza nell’emergenza: sono tantissimi gli studenti aquilani tornati a casa dalle zone rosse e più in generale dalle città universitarie del Nord, dove il rischio Coronavirus è attualmente maggiore. Una “migrazione” che rischia di rendere inefficaci le misure preventive, lezioni on line comprese, che se ora fanno parte dell’iniziativa dei singoli docenti, potrebbero presto essere “sdoganate” ufficialmente. Sul sito dell’Università è apparsa una comunicazione: «Il rettore, insieme ai direttori dei dipartimenti, ha avviato il percorso per decidere ambiti e modalità per l’attivazione della didattica a distanza nell’ipotesi che l’attuale situazione dovesse perdurare». Nella stessa direzione vanno anche le direttive dei dirigenti scolastici delle scuole superiori: i presidi, con comunicazioni sui registri elettronici, stanno coordinando a distanza il lavoro degli insegnanti, che in questo periodo dovrà necessariamente parlare una lingua più vicina a quella degli studenti, quella telematica.

