Mattarella: la città tornerà di nuovo a vivere

Lettera del capo dello Stato al sindaco. Biondi ha acceso il braciere in una piazza Duomo deserta, poi i 309 rintocchi
L’AQUILA. La notte del 6 Aprile 2020, nell’XI anniversario del sisma, si è svolto tutto in un clima diverso dal solito: l’ha fatta da padrone il Covid-19.
Ma in realtà, nonostante il centro storico, in particolar modo i luoghi simbolo del terremoto che ha colpito nel 2009 L’Aquila, portando morte e distruzione, erano presidiati dalle forze dell’ordine, per impedire l’assembramento di persone, in via XX settembre, all’altezza del tribunale, alla Casa dello studente, e in piazza del duomo, luoghi illuminati per indicazione del Comune. L’accensione del braciere, quello usato per la Perdonanza, alle 23.30. Tutto davanti alla chiesa delle Anime Sante, con il sindaco Pierluigi Biondi, il prefetto Cinzia Torraco e il sindaco di Barisciano Francesco Di Paolo, in rappresentanza dei Comuni del cratere. Toccante il messaggio del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
MATTARELLA. Questo il testo: «Al signor sindaco del Comune dell’Aquila.
Il ricordo della notte del 6 aprile di undici anni or sono è impresso con caratteri indelebili nelle menti e nei cuori dei cittadini dell’Aquila e di tutti gli italiani. Un terribile terremoto portò morte e devastazioni, gettò numerose famiglie nella sofferenza e talvolta nella disperazione, rese inaccessibili abitazioni, edifici, strade, costringendo a un percorso fortemente impegnativo, prima di sopravvivenza, poi di ricostruzione. Nel giorno dell’Anniversario desidero rinnovare i sentimenti di vicinanza e solidarietà a tutti gli aquilani, a quanti nei paesi e nei borghi limitrofi hanno condiviso sia quei momenti tragici sia gli affanni della ripartenza, ai nostri concittadini di numerosi altri territori del Centro Italia che, nel breve volgere di pochi anni, si sono trovati a vivere drammi analoghi e ora sono impegnati, come all’Aquila, per restituire a se stessi e all’Italia la pienezza della vita sociale e i valori che provengono dalla loro storia. La ricorrenza di quest’anno si celebra in un contesto eccezionale, determinato da una pericolosa pandemia che siamo chiamati a fronteggiare con tutta la capacità, la responsabilità, la solidarietà di cui siamo capaci. Un’emergenza nazionale e globale si è sovrapposta a quell’itinerario di ricostruzione che gli aquilani stanno percorrendo, che ha già prodotto risultati importanti ma che richiede ancora dedizione, tenacia e lavoro. La ricostruzione dell’Aquila resta una priorità e un impegno inderogabile per la Repubblica. i cittadini hanno diritto al compimento delle opere in cantiere, al ritorno completo e libero della vita di comunità, alla piena rinascita della loro città. Di fronte agli ostacoli più ardui possiamo avere momenti di difficoltà ma l’Italia dispone di energia, di resilienza e di una volontà di futuro che ha radici antiche e che, nei passaggi più difficili della nostra storia, è sempre stata sostenuta da una convinta unità del popolo italiano. Oggi questo senso di solidarietà e di condivisione rappresenta un patrimonio prezioso a cui attingere per superare l’emergenza di questi giorni».
LA LUCE IN PIAZZA. Alle 23.30, per preciso volere dei Comitati dei familiari delle Vittime, il sindaco, accompagnato dal prefetto e dal sindaco di Barisciano, ha acceso un braciere, disposto davanti alla chiesa di Santa Maria del Suffragio. Poi hanno omaggiato le lapidi commemorative delle Vittime del terremoto nella Cappella della Memoria della Chiesa delle Anime Sante. Il prefetto, entrata per prima in chiesa, ha portato nella Cappella della Memoria una composizione floreale e in seguito si è fermata in raccoglimento davanti all’album con le immagini delle 309 vittime, poi si è portata all’interno della chiesa del Suffragio per ascoltare l’intervento del sindaco dell’Aquila.
BIONDI: LA NOTTE PIÙ LUNGA. «Sono trascorsi 11 anni dalla notte più lunga e dolorosa della nostra vita», ha detto Biondi dall’ambone della chiesa, «e oggi la ricordiamo nel silenzio assordante di piazza Duomo, un silenzio che amplifica e aggiunge al dolore per i nostri cari, vittime del terremoto del 6 aprile 2009, il dolore per i caduti a causa del coronavirus. Il ricordo della nostra tragedia è rafforzato da un sentimento unico e solidale che accomuna l’intero Paese, perché qui, in questa piazza deserta, si compie il riconoscimento istituzionale e collettivo del lutto dell’Italia e non solo. Le nostre ferite, non sono solo la conseguenza di un evento drammatico. Il ricordo del 6 Aprile 2009 viene interrogato, raccontato, portato alla luce ogni anno perché senza non potremmo dare valore e visione al futuro dei nostri figli. Abbiamo imparato che i sentimenti non vanno consumati, ma protetti; che la politica può e deve essere costruzione. Questa fiaccola ci racconta che la luce c’è e che illumina i nostri affetti. La notte di undici anni fa fu illuminata dalla luce di alcuni “angeli” emersi dall’ombra: i vigili del fuoco».
Biondi ha chiuso con un messaggio rivolto a tutti i sindaci d’Italia, in particolare a quelli dei Comuni più colpiti dal virus: nonostante il dolore, la profonda sofferenza e il sentimento di impotenza devono assolutamente credere nella speranza, insieme ai loro concittadini».
Al termine, usciti i tre rappresentanti istituzionali, è seguita la Messa del cardinale Giuseppe Petrocchi, concelebrata da monsignor Alfredo Cantalini, vicario generale, e dal canonico Daniele Pinton, rettore della chiesa del Suffragio, che durante la Preghiera eucaristica ha letto il nome delle 309 vittime del sisma. Al termine i 309 rintocchi della campana.
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