Maxi-rissa nel Progetto Case: confermati gli arresti dei nove

Il gip lascia tutti ai domiciliari: «Inaudita violenza, spregiudicatezza e indifferenza verso la legalità» Il racconto della testimone: «Ho sentito colpi, botte e urla. Avevano spranghe e un piede di porco»
L’AQUILA . «Inaudita violenza, spregiudicatezza e indifferenza al rispetto della legalità». Con queste parole il gip Baldovino De Sensi conferma gli arresti per i nove protagonisti della maxi-rissa di sabato sera al Progetto Case di Coppito 3. Nell’ordinanza di convalida dei domiciliari il magistrato ripercorre, anche tramite il racconto di una testimone, i lunghi minuti di terrore nel quartiere e ricostruisce i motivi che hanno innescato il violento scontro.
GLI ARRESTATI. Confermate dunque le misure cautelari chieste dal pm Simonetta Ciccarelli a carico dei fratelli Jonathan Bargoni, di 28 anni, Richard, di 21 anni, e Gual Michel, di 34 anni, originari di Chieti e assistiti dall’avvocato Vincenzo Calderoni, che segue anche il 43enne di Latina Giorgio Contini; di Iosif Marian Anghel, romeno di 21 anni, assistito dall’avvocato Francesco Valentini; di Sokol Beshiri, albanese di 34 anni, assistito da Sabrina Altamura; dell’altro romeno Romeo Limbutu, 21enne difeso da Antonio Valentini; di Stepan Karp, 27enne ucraino assistito dal legale di fiducia Giulio Michele Lazzaro e dell’aquilano Matteo Federico, 21 anni, difeso da Paolo Vecchioli. Per tutti l’accusa è di rissa aggravata dai futili motivi e per sei di loro anche dall’aver portato oggetti atti all’offesa.
LA SPEDIZIONE. All’origine dello «scontro tra bande», come lo definisce De Sensi, c’era una questione sentimentale. Lo hanno confermato sia gli interrogatori, durante i quali, pur fornendo versioni contrastanti, gli arrestati hanno ammesso la partecipazione alla rissa, sia le indicazioni fornite dalla testimone, una residente nel Progetto Case teatro della spedizione. La “missione” sarebbe stata destinata a colpire Karp, che era già a domiciliari, per la pubblicazione su Instagram di una “storia” riguardante Federico e una ragazza in precedenza fidanzata con uno dei Bargoni. Dopo aver picchiato l’aquilano residente a Preturo, protagonista con la giovane donna del racconto social, lo scontro si è spostato a Coppito. Qui Bargoni è stato raggiunto dai fratelli e dagli altri chiamati a dargli manforte: ma sul posto è arrivato anche Federico.
LA RISSA. In un primo momento il confronto si sarebbe limitato a un acceso scambio di battute tra Karp, affacciato al balcone, e Bargoni, nel frattempo raggiunto da fratelli e compagni. La rissa è esplosa quando il gruppo è entrato nell’abitazione dell’ucraino.
LA TESTIMONIANZA. A raccontare quei momenti di violenza e paura è stata una donna che abita in uno degli immobili vicini. «Ho sentito un putiferio; botte, colpi, urla e qualcuno gridare: buttiamolo di sotto». La testimone, che aveva poco prima visto alcuni degli assalitori impugnare tondini di ferro, spranghe e un piede di porco, ha chiamato i carabinieri, ma intanto Karp sarebbe riuscito a dileguarsi. Tanto che, stando sempre al racconto della donna, gli altri sono scesi a cercarlo nei dintorni dell’abitazione, prendendo di mira anche la sua macchina. «Si capiva che stavano infierendo sulla vettura e sentivo forte i colpi», ha evidenziato la testimone. «Ho sentito che urlavano: stanno venendo i carabinieri, hanno chiamato i carabinieri e, quindi, ho visto che scappavano».
L’ORDINANZA. Per il gip si è trattato di «una vera e propria spedizione punitiva premeditata e organizzata al fine di risolvere la futile questione della “storia” pubblicata sul social network alla quale, tuttavia, anche gli aggrediti hanno reagito con altrettanta violenza, indicativa di altrettanta determinazione criminale, come dimostrato dai referti medici». A sei dei partecipanti alla rissa, infatti, sono state riscontrati ferite, contusioni e traumi con prognosi da 3 a 21 giorni.
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