Maxitruffa con le auto, cinque indagati

22 Maggio 2020

Il pm contesta un’evasione fiscale di un milione. Nel mirino una controversa importazione di macchine dalla Germania

L’AQUILA. La Procura della Repubblica ha chiuso il secondo filone di indagine riguardante presunte irregolarità nel commercio di automobili importate dall’estero.
In questo caso ci sono cinque persone cui, a vario titolo e con responsabilità diverse, sono contestati reati che vanno dall’evasione fiscale per un milione complessivo alla truffa.
Ma ci sono anche altre contestazioni che emergono dalle indagini fatte dalla finanza anche se tutte ancora da provare.
Il modo di agire, secondo le tesi della Procura era il seguente: veniva fatta figurare la compera di oltre 200 auto come eseguita da italiani direttamente in Germania da fornitori tedeschi, macchine e poi portate in Italia.
In tal modo si evadeva l’Iva i quanto la macchina era stata pagata all’estero. Mentre, in realtà, l’acquisto ritenuto truffaldino veniva fatto dalla Exclusive Garage società di riferimento degli indagati: Guido Massari, Lucio Andreoli, Emiliano Tiberti e Annalisa Andreoli che, però, ha una posizione assai defilata in quanto è stata in società soltanto per pochi mesi e potrebbe essere scagionata subito.
Viene contestata anche l’induzione in errore degli uffici della Motorizzazione civile che hanno immatricolato le auto e allo stesso modo anche l’Agenzia delle entrate. Tra le aggravanti, secondo la Procura l’ingiusto profitto a scapito della concorrenza ma anche la transnazionalità del fatto criminoso contestato.
Solo a Massari e Andreoli, inoltre, il pm Stefano Gallo, contesta reati tributari nelle vesti di gestori di quella società. Sempre a queste due persone l’accusa contesta di aver distrutto o comunque occultato scritture contabili obbligatorie con lo scopo di impedire la ricostruzione dei redditi e il volume degli affari reali. Si tratta di fatti compresi tra il 2013 e il 2017. Lo stesso genere di reato, ovvero la truffa, con condotte simili, viene mossa negli stessi atti al titolare di un’altra ditta che si occupa del commercio di grandi marche, ovvero Oreste Cimoroni.
Le parti, ora, hanno una ventina di giorni per contestare le accuse. Poi il pm ha lo stesso tempo per ribadire le proprie tesi chiedendo il rinvio a giudizio, o, al contrario, l’archiviazione per le posizioni ritenute meno significative.
Una vicenda che andrà avanti lentamente in quanto, per dipanare la matassa contabile in un ipotetico giudizio, ci vorrà una perizia che comporterà tempi lunghi. Le persone indagate sono assistite dagli avvocati Carlo Benedetti, Massimo Carosi, Fabrizio Giancarli, Antonio Valentini.
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