Maxitruffa con le auto, venti indagati

5 Luglio 2017

Nei guai l’imprenditore aquilano Vincenzo Leli, i suoi collaboratori, assicuratori, e altri operatori economici

L’AQUILA. Dopo mesi di indagini, pedinamenti e intercettazioni, i militari della Compagnia della Guardia di finanza hanno messo sotto inchiesta una ventina di persone (accusate di truffa ai danni dello Stato) attive nel commercio delle autovetture usate provenienti dall’estero.
Secondo la tesi del pm Stefano Gallo, che ha chiuso le indagini, il gruppo ruotava intorno a Vincenzo Leli, aquilano di 49 anni, socio in uscita dell’Aquila calcio, che avrebbe operato di intesa con altri indagati, per lo più aquilani con ruoli diversi tra loro.
«Sfruttando le maglie larghe della normativa sulla nazionalizzazione di veicoli usati provenienti da altri Paesi, tra cui la Germania», dice la Finanza, «Leli, attraverso una fitta rete di collaboratori, provvedeva al ritiro materiale degli autoveicoli usati, e, con la complicità dei propri clienti, li immatricolava in Italia tramite una falsa autocertificazione presentata presso la Motorizzazione Civile da parte degli acquirenti, che dichiaravano di aver acquistato in prima persona, quali privati compratori, le automobili. In questo modo non veniva pagata l’Iva sulle transazioni, che invece era dovuta, commettendo numerose truffe aggravate in danno dello Stato e dell’Erario. Il mancato pagamento delle imposte portava un duplice vantaggio per chi acquistava, che si vedeva praticato un prezzo più vantaggioso rispetto a quello di mercato per via dei diversi margini di guadagno ottenuti tramite l’evasione fiscale; ma anche per chi vendeva, che, non comparendo per nulla nella transazione, evitava il pagamento delle relative imposte».
Le indagini avrebbero permesso di evidenziare che Leli «lucrava ulteriormente sulle transazioni effettuate, in quanto, usufruendo della normativa europea sugli acquisti “intracomunitari”, comprava sul mercato tedesco al netto dell’Iva, facendo invece pagare il prezzo comprensivo della citata imposta ai propri clienti. Questi, dunque, non solo guadagnava sul mancato pagamento delle imposte, ma faceva pagare un prezzo superiore a quello da lui realmente sostenuto ai propri clienti, trattenendo per sé la differenza».
I sequestri operati ammontano ad oltre un milione di euro, effettuati nei confronti dei conti correnti, degli immobili e delle auto posteggiate sui piazzali dei concessionari riconducibili a ai sospettati.
Secondo il pm gli indagati avrebbero avuto ruoli diversi a fronte di molteplici condotte. La moglie di Leli, Maria Ute Menke, tedesca, curava gli aspetti amministrativi della gestione del parco auto, Alessandro Marrocchi, teneva i contatti con la clientela italiana, Luciano Muzi, aveva compiti esecutivi, Claudio Sabatino Santella, Maurizio Pirolli, Guarino Sossio, Daniele Innocenzi, Pasquale Montella, Rodolfo Ciuffetelli, Massimiliano Di Marco, erano gli autisti delle macchine importate, Paolo Sosnowky, Aldo e Maurizio Corsi, si occupavano di altre attività come il reperimento della clientela, Renzo Tarantelli, assicuratore pratolano, ex gloria dell’Aquila calcio, predisponeva l’immatricolazione delle auto come pure Matteo Rosa. Ci sono poi altre persone finite sotto inchiesta, con ruoli secondari, sempre per via delle collaborazioni con Leli tra le quali Lucio Andreoli, Guido Massari, Emiliano Tiberti. Una delle accuse mosse al solo Leli, che è assistito dall’avvocato Antonio Valentini, è di aver coltivato relazioni con appartamenti delle forze dell’ordine per essere tutelato da eventuali indagini. Questo lascia supporre che ci sia uno stralcio di indagine su questo argomento. La Finanza, che ha fatto una serie di sequestri in Abruzzo e anche in provincia di Frosinone, ha consegnato gli avvisi di conclusione delle indagini, segno che il pm pare intenzionato a chiedere il processo. Gli indagati potranno chiedere di essere interrogati o presentare delle controdeduzioni nel tentativo di indurre la Procura a cambiare idea.
I fatti contestati vanno dalla fine del 2012 fino al 2016 a fronte di una lunga serie di condotte di dubbia legalità. Forse servirà una perizia contabile per dipanare la matassa.
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