«Maxxi, senza fondi si chiude dopo un anno»

Il segretario generale Barrera lancia l’allarme: «È l’ora delle scelte, il governo dica cosa vuol fare»
Sulla questione dell’apertura del Maxxi L’Aquila, attesa per l’estate, riceviamo e pubblichiamo un intervento di Pietro Barrera, segretario generale della Fondazione Maxxi.
Tra pochi mesi Palazzo Ardinghelli tornerà a splendere nel cuore dell’Aquila, grazie agli straordinari tecnici del Mibac. Insieme a tanti altri gioielli – San Bernardino, Collemaggio, le mura civiche, le Anime sante – sarà uno dei simboli della rinascita della città a dieci anni dal terremoto. È giusto, dunque, che la destinazione di quell’edificio a sede di un museo per il contemporaneo susciti attesa e discussione.
Nel 2015 fu il Ministro dei beni culturali a lanciare l’idea di farne un centro di arte e creatività contemporanea, per contribuire al prestigio culturale nazionale e internazionale che L’Aquila ha tutti i titoli per rivendicare. Chiese al Maxxi – il museo nazionale di arte contemporanea – di farsene carico e accogliemmo la sfida raccogliendo una chiamata istituzionale con entusiasmo e responsabilità.
Nel luglio 2017 presentammo lo studio di fattibilità richiesto: un progetto culturale e un piano gestionale e finanziario stimato in 2 milioni di euro l’anno, risorse pubbliche necessarie per poter attivamente ricercare altri partner privati. Purtroppo, quando fu presentata la legge di bilancio, le risorse individuate erano la metà, e solo per due anni: un milione per il 2018 e uno per il 2019. Fu il Parlamento a “recuperare” lo slancio necessario, stanziando un altro milione per gli anni dal 2018 al 2024.
Il primo passo era stato fatto e cominciammo a lavorare sugli allestimenti tecnici e i progetti culturali, sostenuti da un fecondo confronto e collaborazione con le istituzioni locali: l’Amministrazione comunale e la Regione, le straordinarie istituzioni culturali della città: l’Università, il Gran Sasso Science Institute, l’Accademia di belle arti, il Teatro stabile, l’Istituzione sinfonica abruzzese e altre ancora. L’obiettivo era ed è semplice: Maxxi L’Aquila potrebbe contribuire al rilancio culturale e turistico della città solo portando il suo “valore aggiunto” in una rete già ricca e autorevole, contaminando linguaggi ed esperienze culturali.
Su questa base, nel maggio scorso il Ministero formalizzò l’incarico alla Fondazione Maxxi impegnandosi per un contributo di 2 milioni l’anno fino al 2024. Non c’entra la politica: anzi, questi anni di lavoro dimostrano che governi e amministrazioni territoriali di colori politici diversi possono e debbono convergere per progetti utili al paese e alla città. Finora è stato così.
Per far decollare Maxxi L’Aquila è ora indispensabile che il Mibac confermi questo impegno. Non sarà comunque sufficiente, considerando che nei primi tempi l’offerta culturale dovrà essere prevalentemente gratuita, e qui entrerà in gioco la responsabilità della Fondazione: l’impegno per raccogliere tutte le energie disponibili, l’appello agli sponsor, il fundraising già avviato con il Gala Dinner 2018. Ma senza un contributo statale certo e adeguato, è irrealistico aprire un nuovo museo.
In questi mesi il Maxxi ha intensificato l’impegno, lavorando con il Mibac e confrontando idee e progetti con tutti gli interlocutori istituzionali, a cominciare dal Sottosegretario delegato Vacca e dal Sindaco Biondi. Il progetto culturale è stato presentato mesi fa e cresce nel dialogo e nel confronto: lo sanno i giovani professionisti aquilani che nella primavera scorsa parteciparono al workshop del Maxxi “Città come cultura” e i ragazzi dei licei Bafile e Muzi, coinvolti al Maxxi con l’alternanza scuola/lavoro; lo sa l’Accademia di belle arti, con cui condividiamo il progetto dell’artista russa Anastasia Potemkina. Lo sanno anche i visitatori del Maxxi, che già oggi a Roma vedono esposta la committenza fotografica affidata a Paolo Pellegrin per aprire all’Aquila un percorso di attenzione alla fotografia d’autore.
Ma questo è il momento delle decisioni. Attendiamo dunque che il Governo con il Ministro Bonisoli – sentiti Regione e Comune saggiamente convocati dal Sottosegretario Vacca assieme alla Fondazione Maxxi il prossimo 6 marzo – espliciti le proprie intenzioni. Ad oggi, purtroppo, dal 2020 Maxxi L’Aquila non potrà contare su risorse sufficienti e la Fondazione non può assumersi la responsabilità di aprire nel 2019 un museo centro di ricerca e di creatività che già un anno dopo rischierebbe di dover chiudere. Il Maxxi è disponibile a qualunque soluzione, anche quella di offrire a qualcun altro il lavoro già fatto. L’importante è che per L’Aquila e per Palazzo Ardinghelli ci sia una chiara determinazione utile al rilancio di questo territorio straordinario.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Tra pochi mesi Palazzo Ardinghelli tornerà a splendere nel cuore dell’Aquila, grazie agli straordinari tecnici del Mibac. Insieme a tanti altri gioielli – San Bernardino, Collemaggio, le mura civiche, le Anime sante – sarà uno dei simboli della rinascita della città a dieci anni dal terremoto. È giusto, dunque, che la destinazione di quell’edificio a sede di un museo per il contemporaneo susciti attesa e discussione.
Nel 2015 fu il Ministro dei beni culturali a lanciare l’idea di farne un centro di arte e creatività contemporanea, per contribuire al prestigio culturale nazionale e internazionale che L’Aquila ha tutti i titoli per rivendicare. Chiese al Maxxi – il museo nazionale di arte contemporanea – di farsene carico e accogliemmo la sfida raccogliendo una chiamata istituzionale con entusiasmo e responsabilità.
Nel luglio 2017 presentammo lo studio di fattibilità richiesto: un progetto culturale e un piano gestionale e finanziario stimato in 2 milioni di euro l’anno, risorse pubbliche necessarie per poter attivamente ricercare altri partner privati. Purtroppo, quando fu presentata la legge di bilancio, le risorse individuate erano la metà, e solo per due anni: un milione per il 2018 e uno per il 2019. Fu il Parlamento a “recuperare” lo slancio necessario, stanziando un altro milione per gli anni dal 2018 al 2024.
Il primo passo era stato fatto e cominciammo a lavorare sugli allestimenti tecnici e i progetti culturali, sostenuti da un fecondo confronto e collaborazione con le istituzioni locali: l’Amministrazione comunale e la Regione, le straordinarie istituzioni culturali della città: l’Università, il Gran Sasso Science Institute, l’Accademia di belle arti, il Teatro stabile, l’Istituzione sinfonica abruzzese e altre ancora. L’obiettivo era ed è semplice: Maxxi L’Aquila potrebbe contribuire al rilancio culturale e turistico della città solo portando il suo “valore aggiunto” in una rete già ricca e autorevole, contaminando linguaggi ed esperienze culturali.
Su questa base, nel maggio scorso il Ministero formalizzò l’incarico alla Fondazione Maxxi impegnandosi per un contributo di 2 milioni l’anno fino al 2024. Non c’entra la politica: anzi, questi anni di lavoro dimostrano che governi e amministrazioni territoriali di colori politici diversi possono e debbono convergere per progetti utili al paese e alla città. Finora è stato così.
Per far decollare Maxxi L’Aquila è ora indispensabile che il Mibac confermi questo impegno. Non sarà comunque sufficiente, considerando che nei primi tempi l’offerta culturale dovrà essere prevalentemente gratuita, e qui entrerà in gioco la responsabilità della Fondazione: l’impegno per raccogliere tutte le energie disponibili, l’appello agli sponsor, il fundraising già avviato con il Gala Dinner 2018. Ma senza un contributo statale certo e adeguato, è irrealistico aprire un nuovo museo.
In questi mesi il Maxxi ha intensificato l’impegno, lavorando con il Mibac e confrontando idee e progetti con tutti gli interlocutori istituzionali, a cominciare dal Sottosegretario delegato Vacca e dal Sindaco Biondi. Il progetto culturale è stato presentato mesi fa e cresce nel dialogo e nel confronto: lo sanno i giovani professionisti aquilani che nella primavera scorsa parteciparono al workshop del Maxxi “Città come cultura” e i ragazzi dei licei Bafile e Muzi, coinvolti al Maxxi con l’alternanza scuola/lavoro; lo sa l’Accademia di belle arti, con cui condividiamo il progetto dell’artista russa Anastasia Potemkina. Lo sanno anche i visitatori del Maxxi, che già oggi a Roma vedono esposta la committenza fotografica affidata a Paolo Pellegrin per aprire all’Aquila un percorso di attenzione alla fotografia d’autore.
Ma questo è il momento delle decisioni. Attendiamo dunque che il Governo con il Ministro Bonisoli – sentiti Regione e Comune saggiamente convocati dal Sottosegretario Vacca assieme alla Fondazione Maxxi il prossimo 6 marzo – espliciti le proprie intenzioni. Ad oggi, purtroppo, dal 2020 Maxxi L’Aquila non potrà contare su risorse sufficienti e la Fondazione non può assumersi la responsabilità di aprire nel 2019 un museo centro di ricerca e di creatività che già un anno dopo rischierebbe di dover chiudere. Il Maxxi è disponibile a qualunque soluzione, anche quella di offrire a qualcun altro il lavoro già fatto. L’importante è che per L’Aquila e per Palazzo Ardinghelli ci sia una chiara determinazione utile al rilancio di questo territorio straordinario.
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