Maxxi trova casa: visite gratis per un anno

La sede distaccata del Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma sarà fruibile senza biglietto per tutti gli abruzzesi
L’AQUILA. A mettere il naso dentro, nel palazzo col doppio ingresso (piazza Santa Maria Paganica e via Garibaldi), a calpestare la pietra bianca locale che riempie gli scempi e i vuoti causati dal sisma, ti aspetti di veder sbucare fuori, da un momento all’altro, il compianto Franco Corsi, il Corsaro, con la tua carta d’identità in mano oppure, per chi ha qualche anno in più, il temuto pretore con le sue sentenze. E così, la casa nobiliare degli Ardinghelli, mercanti di lana e zafferano nel XVI secolo, poi divenuta sede della Pretura, e dell’Anagrafe in seguito, prima di andare incontro a un penoso degrado, oggi è uno splendido contenitore che sta per essere riempito di creatività contemporanea. La città dei terremoti – e delle ricostruzioni – lascia intatti, negli edifici rinati come questo, tutti i passaggi. Palazzo Ardinghelli, già nuova casa del Maxxi L’Aquila, per un anno intero sarà fruibile gratis per tutti gli abruzzesi. Dopo otto anni di lavori – con 8 milioni per il restauro donati dalla Federazione russa – il Palazzo spalanca le sue porte.
LA PRIMA VISITA. Palazzo Ardinghelli stupisce già prima di varcare il portone d’ingresso: per la luminosità restituita alla pietra della facciata, ma soprattutto per quella balconata a quota variata che fa dell’edificio uno dei massimi esempi del Barocco aquilano. Subito si entra nella corte a esedra. La visita al palazzo restaurato comincia da qui. A fare da Cicerone è Franco De Vitis, architetto della Soprintendenza, che tiene a precisare: «Abbiamo dovuto coniugare il miglioramento sismico, la tutela del bene culturale e le esigenze di un museo». Appena all’ingresso la prima “sorpresa”: in un vano a destra dell’androne sono tornati visibili elementi riferibili a un portale preesistente, con due affreschi quattrocenteschi. Anche lo scalone monumentale, di derivazione borrominiana, conserva importanti dipinti a olio firmati dall’artista veneziano Vincenzo Damini, che rappresentano i quattro continenti e l’Aurora, datati 1744. Sulle pareti esterne l’intonaco settecentesco riportato alla luce e restaurato: «Lo stucco lustro ci permette di apprezzare le finiture cromatiche dei palazzi nobiliari di quel periodo, date dalla pietra di Poggio Picenze», sottolinea l’architetto. Il piano nobile è caratterizzato da due camini di pietra monumentali. Dalla parte opposta, dopo il salone principale, oggi Sala della Voliera, una teoria di stanze incastonate una dentro l’altra, in un percorso radiale che si conclude con la cappella di famiglia. Durante i lavori una delle stanze un dipinto inedito sul soffitto, due putti. Non passano inosservati i preziosi pavimenti di graniglia originale, con motivi geometrici. «Purtroppo non è stato possibile salvarli tutti», si rammarica De Vitis. «Dove i pavimenti sono andati persi abbiamo utilizzato maioliche bianche, come richiesto dal Maxxi, con la riproduzione di una greca perimetrale che ricordasse i disegni di quelli originali». A vista le strutture in acciaio per l’illuminazione delle opere che verranno esposte nel museo e una struttura lignea per riprodurre la centinatura di una volta crollata. Una piccola finestra guelfa chiude la visita. «È un nostro piccolo vanto», svela De Vitis, «di cui pochi si accorgeranno».
«MODELLO L’AQUILA». «L’apertura del Maxxi L’Aquila a Palazzo Ardinghelli, nel capoluogo d’Abruzzo, è la dimostrazione che, in un paese dove è facile distruggere come l’Italia, è possibile anche attivare collaborazioni tra istituzionali importanti», afferma sorridente Giovanna Melandri, presidente della Fondazione Maxxi, mentre accoglie i primi visitatori. «Un modello di recupero di progettualità concrete, che individua in alcuni poli nazionali dei moltiplicatori di ricerca e eccellenze. Un esempio è l’apertura di una nuova sede a Liverpool della Tate Modern Gallery di Londra». Poi il via alle visite guidate, che proseguono oggi, coi ragazzi dell’Accademia di Belle arti. Sinergie territoriali.
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