«Mazzette per puntellamenti, niente prove»

28 Luglio 2021

Ecco le motivazioni della sentenza che ha assolto l’ex assessore Tancredi, imprenditori e tecnici

L’AQUILA . Nessuna prova di mazzette pagate per i puntellamenti post-sisma né di truffe nei lavori di messa in sicurezza degli edifici lesionati. È questa, in sintesi, la motivazione con la quale sono stati assolti i nove imputati nel processo “redde rationem”.
A giudizio erano finiti, Pierluigi Tancredi, ex assessore e consigliere comunale di opposizione all’epoca dei fatti, Mauro Pellegrini e Giancarlo Di Persio, titolari della DiPe – rispettivamente assistiti dagli avvocati Massimo Carosi e Riccardo Lopardi con Monica Giovenco – così come l’ex cerimoniera del Comune Daniela Sibilla, l’imprenditrice Concetta Toscanelli, l’architetto Nicola Santoro (difeso da Stefano Rossi), e i tecnici Michele Giuliani (affiancato da Massimo Manieri), Roberto Scimia e Roberto Arduini. Per loro le accuse, a vario titolo, erano di corruzione, estorsione, tentata estorsione e truffa. Le motivazioni ricalcano quanto già emerso in dibattimento e le conclusioni a cui era giunto il pm Guido Cocco che aveva chiesto la condanna per il solo Tancredi in riferimento al tentativo di estorsione nei confronti della DiPe.
L’intercettazione telefonica su cui si basava l’accusa, infatti, per il collegio non dimostra pressioni esercitate dall’ex assessore nei confronti dell’impresa per ricevere denaro in cambio del suo silenzio durante le indagini. Per i giudici è «plausibile» che Tancredi, nella conversazione intercettata con Pellegrini rivendicasse «il fatto di aver “resistito” dicendo la verità piuttosto che guadagnare un qualche alleggerimento della propria posizione assecondando le tesi accusatorie».
Allo stesso modo, spiega il collegio, non c’è prova della corruzione. «Non vi è evidenza alcuna che la Dipe abbia ottenuto l’accesso ai lavori di puntellamento tramite un qualche operato del Tancredi», osservano i giudici, «essendo la vicenda assai meglio spiegabile col fatto che il nominativo di tale impresa fu inserita nella lista fornitrice dall’Ance alla prefettura in esecuzione dell’intesa siglata nel giugno del 2009». Per cui «l’imputazione di corruzione resta del tutto indimostrata». Tancredi, insomma, non ebbe alcun ruolo nella stesura della white list in cui rientrò la DiPe per l’affidamento diretto dei lavori di messa in sicurezza degli immobili. «Né tale difetto probatorio è inficiato/colmato dai rapporti economici tra la detta impresa, la Toscanelli e la Sibilla, i quali ben possono più logicamente riferirsi alla attività di procacciamento d’affari, consistenti in lavori di ristrutturazione privata, che queste ultime svolsero per la DiPe». Anche le somme percepite dall’ex assessore si giustificano con attività di consulenza. Indimostrabili sono risultate, inoltre, le maggiorazioni di costi dei lavori nei cantieri, da cui è scaturita l’accusa di truffa a carico dei tecnici, in quanto le perizie sono state avviate diverso tempo dopo i fatti contestati e lo stato dei luoghi era mutato. (g.d.m.)
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