Mensa a scuola, altra fumata nera Le famiglie: scenderemo in piazza

Il sindaco Di Piero prova a placare i genitori: «Comunicheremo oggi la data di avvio del servizio» Ma i sindacati proclamano lo stato di agitazione dei 30 dipendenti sospesi e da mesi senza stipendio
SULMONA. La data di avvio del servizio di mensa scolastica sarà comunicata oggi, assicura il sindaco della città Gianfranco Di Piero, che prova a placare la rivolta delle famiglie dei 900 alunni, che non sanno come e quando potranno mangiare a scuola. Oggi scade l’ultimatum che il Comune aveva lanciato alla ditta Rica, di Somma Vesuviana, che lo scorso mese di giugno si era aggiudicata l’appalto da 3 milioni di euro. La società, dopo aver indicato in fase di gara un ristorante di Bugnara poi rivelatosi inadeguato, non ha un centro cottura dove poter preparare i pasti. La Rica inoltre, come rilevato da Asl e Regione, non può utilizzare la cucina della clinica San Raffaele (dove svolge già il servizio di ristorazione) come centro di cottura.
In attesa di trovare una via d’uscita, le organizzazioni sindacali hanno proclamato lo stato di agitazione, scrivendo al prefetto Giancarlo Di Vincenzo. Cgil, Cisl e Uil sono preoccupate per la sorte dei trenta lavoratori, al momento sospesi e senza stipendio, che devono essere riassorbiti dalla ditta. «Un disservizio riconducibile a ostacoli di natura amministrativa che sembrano non trovare soluzione», dichiarano i sindacati, sottolineando come nessuna delle date proposte per il ripristino della normalità abbia trovato riscontro. Con la conseguenza di “un doppio disagio”, quello dell’emergenza lavorativa per i dipendenti che «sospesi dal lavoro dal 31 maggio 2024, non percepiscono retribuzione» e quello delle centinaia di famiglie costrette a ricorrere al “panino portato da casa” o, nel caso della scuola dell’infanzia, a riprendere per il tempo utile alla refezione i figli da scuola per poi riportarli a pasto casalingo concluso. I sindacati sono pronti alla mobilitazione se il Comune non darà oggi delle risposte. Sul piede di guerra anche le famiglie, pronte a scendere in piazza o comunque a recarsi in Comune dal primo cittadino. «Non si può andare avanti con clima di incertezza totale. Siamo pronti anche a mobilitarci insieme agli altri istituti per far sentire la nostra voce, qualora l'amministrazione comunale continui ad essere inadempiente», afferma Alessandro Ciuffini, presidente del consiglio d’istituto Mazzini-Capograssi. Gli alunni finora si sono dovuti adeguare ai regolamenti varati dagli istituti scolastici che consentono di portare il panino o il pasto da casa, seguendo una serie di prescrizioni per evitare la contaminazione del cibo: posate, ma senza coltello, identificate con il nome, porzioni monodose, tovaglietta da mettere sul banco, bicchiere, tovagliolo e un sacchetto a parte per contenere il tutto, con il cibo che deve entrare in classe la mattina insieme agli studenti e non essere portato durante le ore di lezione.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

