Mensa, il Comune tace e monta la protesta

2 Novembre 2018

Chiesto l’intervento del prefetto sulla mancata attivazione del servizio. Sindacati in allarme per il futuro dei 27 dipendenti

SULMONA. Il servizio mensa che non parte e il Comune che non dà comunicazioni ufficiali: monta la protesta in città, dopo il secondo slittamento della data di attivazione della refezione scolastica. A questo si aggiunge che gli ammortizzatori sociali sono scaduti ieri per i lavoratori addetti, coi sindacati che sono pronti a organizzare una protesta in Comune coinvolgendo i genitori.
Ora la speranza dei sindacati è che sia il prefetto Giuseppe Linardi a dirimere la questione delle false partenze del servizio mensa in città. Niente pasto all’inizio di ottobre e ora salta anche la partenza del servizio annunciata per i primi di novembre. Comunicazioni ufficiali dal Comune non ce ne sono e le famiglie non riescono a sapere nulla neppure dalle scuole. I genitori, dunque, restano nel dubbio della prossima data di avvio, mentre lo sportello Economato del Comune non ha ancora i blocchetti per il pagamento dei ticket mensa. Per provare a dirimere questo caos, il Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva ha inviato una richiesta di intervento alla prefettura. La questione è stata mercoledì al centro di un lungo vertice in Comune, dove si è provato a fare il punto sui lavori nelle scuole e nei locali che dovranno ospitare la refezione scolastica. Non si sa ancora, però, se gli interventi termineranno in una o due settimane, o se ci vorrà addirittura più tempo. L’assessore Anna Rita Di Loreto per ora, sollecitata più volte negli ultimi giorni, si limita a dire che «il 5 novembre il servizio non partirà». Una risposta che non può bastare a placare le proteste delle famiglie. Oltre al disagio dei bambini rimasti finora senza pasti caldi, infatti, si aggiunge il problema dei 27 dipendenti della Vivenda di Roma che si è aggiudicata l’ultimo appalto della refezione scolastica. I lavoratori sono rimasti senza stipendio a settembre e la partenza traballante di novembre non tranquillizza gli animi, anche se la Coselp, che ha gestito il servizio negli ultimi otto anni fino a giugno, ha garantito loro la mensilità di ottobre ricorrendo agli ammortizzatori sociali. Intanto, il Comune ha avviato le pratiche di acquisto di cinque lavandini in acciaio da 1.100 euro ciascuno. Mentre gli altri 62 pezzi necessari, tra armadi e banconi per la preparazione dei cibi, saranno a carico della Vivenda. Non è detto, però, che col primo dei tre mesi di appalto già perso su un totale di 42.000 pasti (circa 500 al giorno) la ditta romana non presenti ricorso. Nel frattempo, i bambini continuano con la dieta forzata dei panini e l’impossibilità di portare in classe frutta e verdura. Scelta rigida delle scuole, che doveva essere temporanea, ma che oramai va avanti da più di un mese, provocando le critiche di pediatri e nutrizionisti. Così una prima apertura in tal senso è arrivata dalla elementare Lola Di Stefano che ha concesso l’ingresso in classe di pasti caldi.
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