Mense ospedaliere Cala il sipario sulla guerra milionaria

Il Consiglio di Stato respinge il ricorso della Vivenda L’appalto resta affidato al gruppo capeggiato da Innova
L’AQUILA. Cala il sipario sulla “guerra” milionaria della mensa dell’ospedale dell’Aquila. A chiudere definitivamente la questione è stata la terza sezione del Consiglio di Stato, che ha respinto il ricorso della società Vivenda, seconda classificata nella gara bandita dall’ Asl per l’aggiudicazione del servizio di ristorazione per i pazienti ricoverati. La vicenda ha avuto inizio nel 2011, quando l’Asl ha indetto una procedura aperta da aggiudicare con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa per la fornitura dei pasti ai malati ricoverati in ospedale, nella Rsa di Montereale e in altre strutture che afferiscono all’azienda sanitaria. La durata del servizio è stata stabilita in cinque anni, per un importo complessivo di quasi 20 milioni, con un possibile rinnovo per ulteriori 30 mesi al prezzo presuntivo di poco meno di dieci milioni. Il servizio è stato suddiviso in tre lotti (A, B e C), ciascuno dei quali oggetto di autonoma aggiudicazione. Per il lotto B, relativo all’ambito territoriale dell’Aquila, con un importo a base d’asta pari a quasi 13 milioni, hanno risposto cinque concorrenti. Al primo posto, con 92,02 punti, si è classificata l’associazione temporanea di imprese guidata da Innova spa. La Vivenda ha ottenuto il secondo posto con 90,58 punti. Nel febbraio 2015 l’allora direttore generale dell’Asl Giancarlo Silveri, ha disposto l’aggiudicazione definitiva dell’appalto, ma contro la delibera la società Vivenda ha proposto ricorso al Tar Abruzzo, che lo ha respinto assieme al ricorso incidentale proposto dalla concorrente. Contro la decisione dei giudici di primo grado, Vivenda ha proposto appello al Consiglio di Stato, chiedendo il risarcimento del danno. I giudici di Palazzo Spada (presidente Lanfranco Balucani; consiglieri Manfredo Atzeni, Paola Alba Autora Puliatti, Stefania Santolieri; estensore Massimiliano Nocelli), hanno ritenuto il ricorso infondato. Tra gli altri motivi indicati nel ricorso, Vivenda eccepiva la circostanza che l’Asl, in passato, avesse revocato un precedente contratto di appalto alla Innova, particolare che la ditta aggiudicatrice si era guardata dal dichiarare alla stazione appaltante. Il motivo, hanno scritto i giudici, è privo di fondamento, visto che la delibera che disponeva la risoluzione del contratto era stata revocata, privando il precedente atto di ogni effetto giuridico. Altro motivo di ricorso bocciato dal Tar prima, e dal Consiglio di Stato poi, l’effettiva disponibilità di un centro di cottura nel territorio di riferimento dell’ Asl. Secondo i giudici amministrativi, tale censura è priva di rilievo, posto che la normativa europea sugli appalti non pone limitazioni precise circa l’ubicazione della sede delle imprese partecipanti. Se così fosse, equivarrebbe «a riservare la gara alle sole imprese già operanti sul territorio, in palese violazione delle disposizioni europee». Nel respingere il ricorso, i giudici hanno anche disposto la compensazione delle spese.
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