Metanodotto e centrale Snam: via libera dal governo Draghi

Tracciato di 168 km in 28 comuni della provincia dell’Aquila, impianto di spinta del gas a Case Pente Ma i sindaci Di Piero e Biondi sollecitano soluzioni alternative o adeguati indennizzi per i territori
SULMONA. Per il Governo il metanodotto Sulmona-Foligno e la centrale di compressione si possono fare. È stata chiusa ieri, durante la video conferenza alla quale hanno preso parte tecnici e rappresentanti istituzionali, la fase istruttoria per la realizzazione del gasdotto lungo 168 chilometri. A 24 ore dalla decisione della Russia di chiudere il gasdotto Nord Stream 1, la più grande infrastruttura di importazione di gas dell’Unione Europea di proprietà della società russa Gazprom, l’Italia risponde con il via libera al progetto del metanodotto Sulmona-Foligno e il rinvio di tutti gli atti alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Le istituzioni locali, con il sindaco Gianfranco Di Piero in prima linea, hanno ribadito il no e annunciato un’azione politica sinergica per impedire al progetto di andare avanti.
IL PROGETTO
Sono 167,7 i chilometri che dovrebbero essere attraversati dal metanodotto. Si tratta di un progetto che coinvolge 28 comuni – da Sulmona all’Aquila, passando poi per Cascia e Foligno – cinque province (L’Aquila, Pescara, Rieti, Perugia e Macerata) – e quattro regioni, ovvero Abruzzo, Lazio, Umbria e Marche. L’obiettivo di Snam è quello di potenziare la rete esistente per il trasporto del gas, alla luce dell’aumento della richiesta, e realizzare a Sulmona una nuova centrale di compressione. Il metanodotto, quindi, interesserebbe tutta la catena appenninica, passando attraverso parchi nazionali e aree Sic.
IL COORDINAMENTO
Nella conferenza dei servizi di ieri, convocata dal capo dipartimento per il coordinamento amministrativo della Presidenza del Consiglio dei ministri, Sergio Fiorentino, è arrivato il sì del Governo alla realizzazione della centrale. Uno scenario che i comitati cittadini per l’ambiente e il coordinamento “No hub del gas” avevano già prospettato annunciando da subito il loro impegno ad andare avanti nella battaglia. Dopo aver ascoltato i presenti, i tecnici in rappresentanza dei vari ministeri coinvolti hanno ribadito il loro assenso e chiuso quindi la fase istruttoria. La Regione Abruzzo, rappresentata da un tecnico, ha ribadito il proprio nulla osta come già annunciato nei giorni scorsi. Ora tutti gli atti saranno dirottati alla Presidenza del Consiglio dei ministri che dovrà poi pronunciarsi in merito.
AZIONE POLITICA
Hanno ribadito il loro no all’opera i Comuni di Sulmona e dell’Aquila, la Provincia dell'Aquila e gli altri rappresentanti istituzionali presenti. «Nutriamo fortissime perplessità sul fatto che non sia stato acquisito uno studio geologico e per questo abbiamo espresso un giudizio contrario all’opera», ha evidenziato il sindaco di Sulmona, Gianfranco Di Piero. «Ci hanno ribadito che lo studio verrà fatto dopo, ma a noi questa cosa non ci convince perché l’analisi deve essere preventiva. Inoltre non siamo convinti dell’utilità dell’opera. Se si dice che si deve rimediare al problema provocato dalla guerra in corso, a nostro avviso bisognerà trovare una soluzione immediata e non pensare a un gasdotto che potrebbe entrare in funzione nel 2028 o nel 2034. Porteremo avanti un’azione politica coi sindaci interessati al tracciato perché riteniamo che l’opera non sia strategica». Anche il Comune dell’Aquila ha espresso perplessità e ha sottolineato come gli studi analitici dovrebbero indicare ipotesi alternative. «Con questo passaggio», hanno spiegato il sindaco Pierluigi Biondi e l’assessore all’Ambiente Fabrizio Taranta, «è terminata la fase di consultazione con le realtà territoriali e ora la decisione finale spetta al Consiglio dei ministri. L’auspicio è che venga accolta la nostra richiesta, tra l’altro pienamente condivisa dagli altri enti territoriali, volta all’individuazione di un altro percorso del gasdotto. In caso contrario, chiederemo al Governo un ragionevole e adeguato indennizzo per i nostri territori, visto che l’opera in questione inciderà sugli stessi con un impatto considerevole, anche per via del fatto che la nostra area, in particolare, è gravata da usi civici».
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