«Metanodotto pericoloso in caso di terremoto»

20 Gennaio 2016

SULMONA. È sul principio di precauzione che si basa il no al metanodotto e alla centrale Snam dell’associazione Orsa pro natura peligna. La politica di condotta cautelativa in difesa della salute...

SULMONA. È sul principio di precauzione che si basa il no al metanodotto e alla centrale Snam dell’associazione Orsa pro natura peligna. La politica di condotta cautelativa in difesa della salute umana, sancita dall’Unione europea, diventa così l’ultimo baluardo del fronte del no al progetto della società del gas. «Gli ambientalisti sono tacciati di fare terrorismo quando affermano la pericolosità del metanodotto Sulmona-Foligno, che attraverserebbe le zone appenniniche contrassegnate nella mappa di pericolosità sismica», fa notare la presidente Maria Clotilde Iavarone. «Nello specifico riferiamo che la Valle Peligna, dove oltre al metanodotto è prevista la centrale di compressione e spinta con 4 canne parallele di collegamento più altra canna per il metanodotto, valutata zona sismica di prima categoria, è definita dagli studiosi dell’Ingv la più pericolosa d’Italia a causa della massima magnitudine attesa in caso di attivazione della faglia del Morrone (magnitudo 6.6 e 6.7) e, soprattutto, a causa delle accelerazioni attese sui depositi alluvionali della valle, che sono i terreni più pericolosi in caso di sisma. La Snam dichiara che sono stati fatti gli studi previsti dalle leggi ma l’aspetto peculiare su menzionato della Valle Peligna doveva essere oggetto di opportuna progettazione, con rispetto delle indicazioni di massima sicurezza, cioè declinate negli elaborati e rese chiaramente realizzabili, nonché soggette a controllo dagli organi preposti». Da qui il riferimento alle normative europee. «Nel contrastare il metanodotto e la centrale ci appelliamo al principio di precauzione», conclude Iavarone. (f.p.)

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