Mette in vendita un rene perché senza casa e lavoro

COLLELONGO. Pronto a vendere un rene per dare un futuro alla sua famiglia. È la triste storia di Elabib Badiane, 53 anni marocchino, arrivato in Italia 27 anni fa e ora rimasto senza lavoro e senza...
COLLELONGO. Pronto a vendere un rene per dare un futuro alla sua famiglia. È la triste storia di Elabib Badiane, 53 anni marocchino, arrivato in Italia 27 anni fa e ora rimasto senza lavoro e senza una casa. La disperazione lo ha portato a lanciare, nei giorni scorsi, un appello provocatorio quello di «vendere un rene» pur di poter inviare dei soldi alla sua famiglia che si trova in Nordafrica e dare loro un avvenire sicuro. La sua avventura in Italia è stata irta di difficoltà. E in poco tempo tutte le sue aspirazioni sono andate in fumo. Dopo tanti anni di lavoro, inizialmente come bracciante, era riuscito ad avviare un’attività di ambulante. Le cose sembravano andar bene, poi il declino improvviso proprio quando aveva deciso di portare in Italia la sua famiglia. «Sono stato sfrattato dalla casa di Trasacco e sono finito a vivere in una stalla a Collelongo», racconta l’uomo. «Così ho perso anche il lavoro e ora non so più che fare. Ho provato di tutto, ma non ho trovato nessun modo per risollevarmi da questa situazione. L’unica soluzione è vendere un rene. Non è facile ripartire da zero, senza una casa e un lavoro». Il 53enne è stato ospitato da un residente in una vecchia stalla di Collelongo, ma la vita ora è difficile per lui e anche per la sua famiglia. Il figlio, di 20 anni, sognava di studiare ingegneria in Marocco e di venire in Italia mentre sua moglie credeva che tutto fosse a posto e che gli affari andassero bene. Poi i soldi non sono più arrivati e la situazione è precipitata. Da qui la decisione di lanciare la provocazione. «Mi sono informato», aggiunge il 53enne, «ed è una cosa possibile. Sono in buona salute e posso farlo». A chi gli dice di tornare in Marocco e provare a ricominciare lui risponde: «Nel mio Paese, dopo una vita all’estero, non c’è più alcuna possibilità per una persona della mia età».
La speranza, ora, è che qualcuno possa farsi avanti, magari per offrirgli un lavoro dandogli l’opportunità di abbandonare l’idea di compiere un gesto disperato. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

