«Mia madre è morta dopo una semplice appendicite»

20 Marzo 2016

La figlia della nonnina di 81 anni di Capistrello deceduta in ospedale e sottoposta a un elettrocardiogramma in obitorio, scrive una lettera al Centro. Egregio Direttore, sono la figlia della...

La figlia della nonnina di 81 anni di Capistrello deceduta in ospedale e sottoposta a un elettrocardiogramma in obitorio, scrive una lettera al Centro.

Egregio Direttore, sono la figlia della nonnina di 81 anni di Capistrello deceduta il 10 marzo 2016 all’Ospedale civile di Avezzano. Il 13/03/2016 sulla prima pagina del vostro Quotidiano è stato pubblicato un articolo dal titolo “L’Elettrocardiogramma fatto sulla salma” nel quale si raccontava del decesso di una donna di 81 anni di Capistrello e di un intervento del 118 all’obitorio dello stesso ospedale. Con grande amarezza (per non dire altro), ho letto quell’articolo che raccontava l’accaduto in maniera contorta e molto irrispettosa nei confronti della “salma” , mia madre e del dolore dei parenti.

Ho perso mia madre di 81 anni, per una semplice appendice: una madre sì di 81 anni, ma piena di energie, con una forza fisica e capacità mentali al pari di una donna di 50/60 anni . Abbiamo ricoverato mia madre presso il reparto di chirurgia dell’Ospedale Civile di Avezzano una prima volta e dimessa, perché secondo i medici non c’era nulla di grave nei dolori addominali accusati da mia madre e i quali sarebbero passati di lì a poco senza nemmeno fare qualche cura. In seguito, dopo 40 gg circa, è stata ricoverata di nuovo con dolori addominali ancora più forti, solo in questo secondo ricovero i medici riscontrano un Appendicite, nulla di grave, tant’è che il chirurgo che ha effettuato l’intervento disse: «l’intervento è stato più semplice del solito», una risposta che rincuorerebbe chiunque dal momento che prima di farle firmare il consenso mi ero premunita di chiedere al chirurgo quali rischi avrebbe corso mia madre, vista la sua età. Dopo l’intervento mia madre ha iniziato ad accusare altri dolori addominali fortissimi, a nulla sono valse le mie sollecitazioni e rimostranze verso i vari medici del reparto. Tutti mi liquidavano con la solita frase «Stia tranquilla, sono dolori post intervento».

Dopo 5 giorni, dalle mie continue richieste e rimostranze, si sono attivati alla ricerca delle cause. Forse dovute all’intervento non effettuato con diligenza e professionalità necessaria che il caso richiedeva? Non lo so! So solo che per non vedere più soffrire mia madre, e credetemi non c’è peggior cosa che vedere soffrire un proprio caro e sentirsi impotenti, ho sollecitato più volte e con insistenza l’intervento del reparto di terapia intensiva e l’intervento di altri medici specialisti per capire cosa avesse mia madre. Mai nulla, mai una risposta se non il giorno prima del secondo intervento con il risultato che hanno portato mia madre in sala di rianimazione e dove dopo 36 ore circa me l’hanno restituita cadavere.

Il giorno successivo, all’Obitorio, appena arrivati, io e i mie familiari riscontravamo sul collo di mia madre sudore e toccandola sul torace emanazione di calore. Abbiamo immediatamente avvisato chi di competenza, ma loro ci hanno risposto di chiamare il 118.

La Dottoressa del 118, incurante delle persone presenti, sprezzante del suo ruolo, con aggressività, a voce alta e indifferente del dolore di noi familiari urlava «Mi avete fatto profanare una salma”. Non sarebbe stato molto più utile un approccio all’Ippocrate?

Dopo la sofferenza di mia madre e il dolore di noi familiari vi chiedo: Questa è la sanità che ci meritiamo?

Noi, volevamo tenerci il nostro dolore in silenzio come mia madre ci aveva insegnato, un silenzio fatto di onore e rispetto verso chi non c’è più. Con l’augurio che situazioni del genere non si ripetano più per nessuno essere umano».

©RIPRODUZIONE RISERVATA