Migranti positivi al Covid, tamponi per 5 operatori. Protesta comitato civico

S'allarga il numero delle persone sorvegliate dall'Asl mentre cresce il dissenso e un gruppo di cittadini chiede, a sindaco e prefetto, di sospendere l'accoglienza
PETTORANO SUL GIZIO. Si allarga il numero delle persone poste in sorveglianza attiva dalla Asl Avezzano-Sulmona-L'Aquila nel centro di accoglienza di Ponte D'Arco a Pettorano sul Gizio (L'Aquila). Dopo gli otto casi di positività al Covid-19 relativi ad altrettanti migranti ospiti da metà luglio nella struttura, anche una giovane residente a Sulmona si trova in isolamento domiciliare per essere entrata in contatto con i migranti, come operatrice del centro di accoglienza ed è stata sottoposta a tampone.
Stesso trattamento precauzionale è stato adottato nei confronti di altri quattro operatori che lavorano sempre nella stessa struttura. Si tratta di un atto dovuto da parte della Asl che monitora la situazione sanitaria, al momento completamente sotto controllo, perché il nuovo fronte è contenuto nella struttura dove gli stessi richiedenti asilo stanno osservando la quarantena obbligatoria, senza alcun contatto con la popolazione.
«In attesa del responso, saranno comunque garantiti i servizi essenziali ai migranti, grazie all'apporto di un operatore addetto alla mensa che resterà in isolamento fiduciario interno con gli ospiti tunisini» fanno sapere dalla prefettura dell'Aquila che intanto ha rafforzato la vigilanza fissa nel piazzale esterno del centro di accoglienza, garantiti da polizia, carabinieri e guardia di finanza per evitare che gli ospiti risultati positivi al Covid 19 possano allontanarsi dal centro di accoglienza.I migranti (dodici dei quali otto risultati positivi) erano arrivati la notte tra il 15 e il 16 luglio da Lampedusa ed erano risultati negativi al test sierologico effettuato subito dopo il loro sbarco.
Ma le polemiche montano in paese. Un comitato civicoha ha scritto una lettera al prefetto dell'Aquila Cinzia Torraco e al sindaco di Pettorano, Pasquale Franciosa, per chiedere la sospensione delle attività di accoglienza agli immigrati nella struttura fino a quando non sarà risolta la difficile e pericolosa pandemia. Allarmato dalla notizia sugli otto migranti riultati positivi al coronavirus, il gruppo di cittadini ricorda che l'emergenza sanitaria non è ancora cessata e secondo le direttive del governo ai residenti in Paesi a rischio pandemia è vietato l'ingresso in Italia.
«Non ci spieghiamo come il nostro sindaco abbia potuto accettare senza obiezione alcuna che immigrati provenienti illegalmente da paesi a rischio vengano ospitati in quarantena fiduciaria con solo test sierologico e senza la certezza di un tampone negativo» sostengono i firmatari della lettera. «Non possiamo dimenticare i disastri di questa pandemia che ancora oggi rende difficoltose le nostre cure, pertanto riteniamo assurdo e inaccettabile che tutto possa ricominciare a causa di questo fenomeno incontrollato che non finisce con gli otto positivi poiché se le strutture resteranno aperte comunque ne arriveranno altri, come accade da circa cinque anni e noi cittadini siamo costretti a vivere in continua emergenza» sottolineano. «Oltretutto la struttura di accoglienza corrisponde ad un luogo di ristoro per molti camionisti e automobilisti per la buona acqua fresca della fontana di Ponte d'Arce e come riferito dagli abitanti circostanti gli immigrati, durante la quarantena fiduciaria, si sono mossi abbastanza liberamente. Dobbiamo decidere o il Covid è un problema serio e come tale va affrontato con regole serie applicabili anche ai migranti o è uno scherzo e allora riapriamo tutto a tutti e smettiamola con le restrizioni».
Intanto, la Lega ha annunciato che manifesterà la propria protesta e il suo dissenso per quanto sta avvenendo in questi giorni, proprio davanti alla struttura di accoglienza a Ponte d'Arce



