«Mio marito sarebbe morto senza la Neurochirurgia»

21 Luglio 2016

La moglie dell’ex vicesindaco di Tagliacozzo, Rubeo, racconta il dramma dopo un malore: «Era notte e l’elicottero non poteva volare, ad Avezzano è stato operato subito»

AVEZZANO. «Mio marito è vivo grazie al reparto di Neurochirurgia di Avezzano. Se fosse stato chiuso dall’Asl qualche settimana prima, non avrei potuto dire la stessa cosa». È la testimonianza, dal sapore di un appello, di Maria Cristina Costantini, moglie dell’ex vicesindaco di Tagliacozzo, Alessandro Rubeo, 50 anni, operato d’urgenza nel reparto di Avezzano per una grave emorragia cerebrale. Dopo le polemiche legate al trasferimento provvisorio del reparto, che dovrebbe riaprire dopo il 15 agosto, e che hanno portato alle dimissioni del primario dell’Aquila, Renato Galzio, autore della chiusura, ora che suo marito sta meglio si è sentita di raccontare e rendere pubblica la storia della sua famiglia. L’ex amministratore era stato colpito da una grave emorragia cerebrale nel mese di maggio, con un coma immediato.

«La sera del 12 maggio mio marito si è improvvisamente sentito male», racconta Maria Cristina Costantini. «È arrivato subito il 118 ed è stato trasportato in codice rosso all’ospedale di Avezzano. La situazione era molto grave e così è stato operato durante la notte, con un intervento durato oltre sei ore. È stato trasferito in Rianimazione per dieci giorni», continua la donna, «e poi in Neurologia dove è stato seguito in modo eccellente dal dottor Francesco Abbate, che aveva eseguito l’intervento. Adesso sta facendo la riabilitazione a Tagliacozzo. È paradossale e assurdo che questo reparto sia stato chiuso», commenta la moglie dell’ex amministratore. «Alessando non avrebbe mai potuto essere trasportato in elisoccorso di notte e con l’ambulanza non ce l’avrebbe fatta e non sarebbe mai arrivato vivo all’Aquila. Ci riteniamo fortunati, ma non diremmo la stessa cosa oggi con il reparto chiuso. Dopo il ricovero in ospedale è arrivato subito il neurochirurgo, nonostante ad Avezzano non esista una seconda reperibilità in quel reparto. L’operazione lo ha slavato. È assurdo, inoltre», continua la donna, «che il primario dell’Aquila non sia mai stato in sede durante quel periodo. Noi abbiamo vissuto sulla nostra pelle questa vicenda e non sappiamo neanche che faccia abbia: per un paziente e la sua famiglia non è bello, è una situazione frustrante. E poi parliamo di un reparto sempre pieno. Ricordo che c’erano persone disperate che arrivavano da ogni parte, eravamo in tanti, gente da Sulmona, da Castel di Sangro, da Corvaro di Borgorose e dal resto del Cicolano, e poi da tutta la Marsica. E lo vanno a chiudere, un reparto così? È normale una cosa del genere? Credo di no».

Oggi è prevista la riunione del comitato ristretto dei sindaci, convocata proprio alla luce di questa situazione e al fine di trovare una soluzione alla vicenda.

Pietro Guida

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