«Mio padre prima o poi ci ammazza»
Processo per violenze al padre-orco di Pescina, il drammatico racconto dei figli superstiti
AVEZZANO. «Quando ci rivolgemmo all’avvocato per farci aiutare mia sorella Senade disse: mio padre prima o poi mi ammazza». È stata una ricostruzione puntuale quella fatta da uno dei figli minorenni di Veli Selmanaj, l’uomo di origine kosovara che sta già scontando in carcere la condanna all’ergastolo per omicidio della figlia Senade e della moglie Fatime. Ieri mattina, davanti al collegio penale del tribunale di Avezzano, presieduto dal giudice Stefano Venturini, affiancato dai colleghi Francesco Lupia e Anna Carla Mastelli, sono stati chiamati i testimoni scelti dalla difesa. Oltre ai due figli di Selmanaj è stato ascoltato anche un fratello, che in tutti i modi ha tentato di difendere il padre-orco, reo confesso dopo il delitto avvenuto a Pescina nel dicembre 2013. La cognata, invece, che non parla e non capisce l’italiano, ha rinunciato a testimoniare. L’udienza di ieri fa parte del processo per maltrattamenti e violenze sessuali che è stato aperto su denuncia proprio della ragazza morta e dei suoi altri fratelli. I due giovani sentiti dai giudici hanno confermato che erano a conoscenza di quello che Senade e un’altra sorella avevano subito dal padre, compresa la violenza sessuale. Hanno poi raccontato di tutto quanto subito negli anni, delle vessazioni e delle botte. In aula per i figli di Selmanaj gli avvocati Leonardo Casciere ed Emiliana Longo, mentre per la difesa di Veli Selmanaj, l’avvocato Davide Baldassarre. (m.t.)

