Mobbing a Mario Di Gregorio «Gli atti alla Corte dei Conti»

L’AQUILA. La prima commissione delconsiglio comunale (Bilancio e programmazione), presieduta dal consigliere Luigi Di Luzio, ha detto sì una delibera di giunta che riconosce un debito fuori bilancio...
L’AQUILA. La prima commissione delconsiglio comunale (Bilancio e programmazione), presieduta dal consigliere Luigi Di Luzio, ha detto sì una delibera di giunta che riconosce un debito fuori bilancio relativo a un risarcimento danni chiesto da un dirigente comunale, Mario Di Gregorio, che sarebbe stato vittima di mobbing. Il danno, quantificato in circa 50.000 euro, è stato stabilito da una sentenza della Corte d’Appello. Alcuni commissari (Giorgio De Matteis, Angelo Mancini, Giustino Masciocco) hanno chiesto al presidente Di Luzio che quando la delibera approderà in consiglio comunale, per il via libera definitivo, gli atti vengano “girati” alla Corte dei Conti per accertare eventuali responsabilità contabili da parte di ex amministratori (la vicenda risale al 2014) o dirigenti rispetto a tale debito. Insomma, si vuole capire se ci sia stato un atteggiamento “colposo” che ha portato il dirigente ad avviare la causa di lavoro.
LA STORIA
Il Comune ha perso la causa sia in primo grado sia in secondo grado (dove c’è stata una minima riduzione del risarcimento da pagare). Ora si attende la Cassazione, ma nel frattempo il Comune ha dovuto riconoscere il debito in quanto le sentenze già pronunciate sono esecutive. La vicenda è partita da una denuncia, presentata dal dirigente, per mobbing. La richiesta iniziale era per un risarcimento di 168mila euro, oltre a interessi e rivalutazioni monetarie. Il giudice del lavoro di primo grado condannò l’ente pagare quasi 9mila euro per danno patrimoniale e oltre 50mila euro per danno biologico. In Appello l’importo risarcitorio fu leggermente ridotto. Nella delibera che ora sarà trasmessa al consiglio comunale per il voto definitivo si legge che “il Comune dell’Aquila fu convenuto in giudizio dinanzi al Tribunale civile-sezione lavoro nel giudizio incardinato dal dipendente ingegner Mario Di Gregorio, che aveva già svolto funzioni dirigenziali e che ne chiedeva la ulteriore assegnazione, con contestuale condanna del Comune al risarcimento del danno patrimoniale, biologico e non patrimoniale”. Si rifà poi la storia giudiziaria e si sottolinea che “in ragione dell’esecutività della sentenza – se pur gravata da ricorso per Cassazione tuttora pendente dinanzi alla Sezione lavoro della Suprema Corte – il dipendente ha intimato atto di precetto per il pagamento della somma. Nel caso di sentenza esecutiva, del tutto equipollente a un decreto ingiuntivo munito di esecutività, nessun margine di apprezzamento discrezionale è lasciato al consiglio comunale, il quale con la deliberazione di riconoscimento del debito fuori bilancio è chiamato ad esercitare una mera funzione ricognitiva, a fini contabili e di integrità del bilancio, non potendo comunque impedire il pagamento del relativo debito. La natura della deliberazione consiliare in questione non è quindi quella di operare una valutazione sulla legittimità del debito che deriva da pronuncia giudiziale esecutiva”.
In poche parole, il consiglio comunale potrà solo prendere atto della delibera di giunta però può inviare la documentazione alla Corte dei Conti per eventuali approfondimenti. (g.p.)

