«Molestie al giudice Venturini»: condannata la “iena” Giulio Golia

Pena pecuniaria per il conduttore televisivo: inseguì il magistrato marsicano per le strade di Roma Il caso nel 2018 fece grande scalpore a livello nazionale: riguardava la sentenza su uno sciatore morto
AVEZZANO. Insegue il giudice marsicano per i vicoli della capitale, accerchiandolo con la troupe televisiva. Questa l’accusa che ha portato a una condanna per molestie. La sentenza è stata emessa nei confronti di Giulio Golia, il popolare conduttore della trasmissione “Le Iene”, e i fatti riguardano il giudice Stefano Venturini, di Tagliacozzo, già magistrato del tribunale di Avezzano – è in predicato di diventarne il presidente – e attualmente giudice alla Corte d’appello di Roma.
LA SENTENZA
Il provvedimento dei giudici del tribunale perugino arriva a quasi cinque anni dai fatti e ha riformato la precedente sentenza di assoluzione emessa in primo grado per l’accusa di violenza privata. Ora Golia, che come ribadito più volte nel corso del processo, non è un giornalista non essendo iscritto all’Albo professionale, è stato condannato a una pena pecuniaria dalla Corte d’appello di Perugia.
I FATTI
La vicenda risale al 2 novembre 2018. In quell’occasione, il magistrato si era rifiutato di rilasciare dichiarazioni concernenti un processo da lui appena definito al tribunale di Avezzano e riguardante la morte sulle piste di Ovindoli di un giovane sciatore romano, che si schiantò contro i cannoni sparaneve. Golia aveva inseguito il giudice Venturini chiedendo se non ci fossero stati conflitti d’interesse nella vicenda perché il giudice è uno sciatore e anche un maestro di sci. Il processo, però, all’epoca era ancora pendente in appello e il giudice, per dovere d’ufficio, non poteva in alcun modo rispondere a domande. Nonostante ciò venne circondato dalla troupe televisiva composta da almeno quattro operatori e guidata da Golia che, con insistenza, cercò di ottenere delle risposte. Per sottrarsi alle incalzanti pressioni e riuscire a tornare negli uffici della Corte d’appello, Venturini fu costretto a girovagare per le vie della capitale, chiedendo rifugio in diversi esercizi commerciali e, infine, fuggendo da un’uscita secondaria dei Magazzini Rossi, che si trovano in viale Angelico, dove i titolari del negozio, mossi a compassione, gli avevano dato riparo.
IL VIDEO
La prova per il quale il conduttore è stato condannato è immortalata nel video che venne mandato in onda a poche ore dal fatto e che in breve fece il giro del web suscitando clamore. Quel video era chiaramente il risultato di un montaggio delle scene estrapolate dal cosiddetto “girato integrale” che nel corso dell’inchiesta non è stato possibile sequestrare – e quindi visionare nella sua interezza – poiché cancellato e rimosso dagli archivi degli studi televisivi.
IL PROCESSO
Venturini, costituitosi parte civile, è stato assistito dall’avvocato Marco Pierdonati. La decisione di condanna è destinata a costituire un precedente giurisprudenziale storico per quella tipologia di intervista, anche in considerazione del fatto che Golia, nella sua lunga esperienza televisiva, non era mai stato condannato per questo genere di «chiusa o assalto», come è stata definita da uno dei testi della difesa dell’imputato. Ora si attendono le motivazioni della condanna.

