Mondo della cultura diviso sull’Aquila capitale 2022

18 Novembre 2020

L’indicazione della città tra le dieci finaliste italiane non convince storici e artisti Colapietra: candidature strampalate. Carioti: occasione da non perdere 

L’AQUILA. L’Aquila capitale italiana della cultura 2022? Una “bizzarria” per lo storico, Raffaele Colapietra. «Un’occasione da non perdere» per il presidente dell’Istituzione sinfonica abruzzese, Bruno Carioti. In attesa del verdetto finale, che una giuria di esperti nominati dal ministero ai Beni culturali divulgherà il 18 gennaio prossimo, la candidatura del capoluogo abruzzese divide l’opinione pubblica, soprattutto di chi della cultura ha fatto un mestiere. Nella rosa di nomi tra cui sarà scelta la Capitale anche Ancona, Bari, Cerveteri, Pieve Di Soligo, Procida, Taranto, Trapani, Verbania, Volterra.
COLAPIETRA. Non usa mezzi termini lo storico: «L’Aquila è un’importante città di Provincia. Niente di più, niente di meno». Colapietra, tuttavia, non risparmia critiche anche al resto delle candidature: «Mi sembrano piuttosto insignificanti, anche se ogni realtà ha le proprie peculiarità. La rosa di nomi scelta è strampalata, in questa, il capoluogo abruzzese sta degnamente. Non sarebbe sorprendente una vittoria, cosa che in assoluto mi sorprenderebbe. La città ha tutto da guadagnare, ma diciamo la verità: non ha credenziali per questo titolo».
CARIOTI. Di opinione diversa il presidente dell’Istituzione sinfonica abruzzese. «Sono entusiasta di questa candidatura», dice. «È un riconoscimento alla storia dell’Aquila e a tutto quello che la città ha costruito, sia in ambito culturale che specificamente in ambito musicale, che è quello che mi compete di più. Ho già comunicato al sindaco che siamo prontissimi a fare la nostra parte». Una buona occasione da sfruttare, dunque. «Può servire da stimolo e da occasione per ricordare quali sono ancora le criticità che ci portiamo dietro dal 2009. L’iniziativa è da sostenere» continua. «Dobbiamo impegnarci tutti quanti nella stessa direzione».
CENTOFANTI. Più critico Errico Centofanti, uno dei fondatori del teatro stabile d’Abruzzo che ha poi diretto per circa 20 anni. «Spero possa essere una buona iniziativa, tutto può aiutare, potrebbe essere un’opportunità», commenta, «ma la verità è che all’Aquila non c’è una struttura culturale funzionante. Da questo punto di vista mi sembra una candidatura debole. Quel che c’è, è tenuto male. Non stiamo attraversando un momento favorevole, a prescindere dalla contingenza economica e dalla pandemia. Dietro qualsiasi iniziativa ci vuole un progetto. Questo mi pare che non ci sia. Per il resto, auguri».
FIORENZA. Anche l’impresario teatrale ed ex direttore del Tsa, Federico Fiorenza nutre diversi dubbi sulla candidatura. «Ci sono criticità difficilmente superabili» spiega. «Non c’è ancora il teatro, mancano spazi per organizzare eventi culturali, ma non ci sono neanche grandi capacità creative, tolta la società dei concerti Barattelli e la Sinfonica abruzzese, c’è quasi un’assenza di arti figurative e di iniziative culturali di spessore. Il teatro stabile è una realtà avvilita, senza più produzioni proprie. L’Aquila era città della cultura ai tempi di Nino Carloni, oggi non mi sembra ci siano i presupposti. Tra qualche anno sarà più città dell’immagine che della cultura, perché sarà una delle città più belle d’Europa. Forse sarebbe stato meglio pensare a proporsi tra qualche anno. In ogni caso, se dovessimo ottenere questo titolo lavoreremo tutti quanti per far crescere la città».
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