Monsignor Pastorelli nel cuore degli aquilani Rilanciò la Perdonanza

9 Marzo 2020

A vent’anni dalla morte del Protonotario Apostolico il ricordo della comunità di Roio e del nipote Fulgenzio

L’AQUILA. Monsignor Virgilio Pastorelli, conosciuto a Roio semplicemente come don Virgilio, è morto il 18 marzo 2000. Venti anni fa. Il 6 aprile 2009 a Roio Piano, nella stessa trada – via dei Giardini – dove aveva sempre vissuto monsignor Pastorelli, lasciarono la vita terrena il fratello Aleandro e la nipote Sonia. Furono le uniche vittime del terremoto a Roio Piano. Don Virgilio è stato uno dei prelati più eminenti e apprezzati della diocesi dell'Aquila.
«Era nato il 15 settembre 1919», ricorda oggi Fulgenzio Ciccozzi, storico di Roio e nipote del prelato, «ci teneva molto a essere definito “compaesano” di San Franco. La madre Florinda era casalinga, il padre Fabio faceva il calzolaio ed era bravo, tanto che anche da Lucoli c'era chi andava a farsi accomodare le scarpe. Diventò sacerdote un po’ per vocazione e un po’ per esigenze di casa. La sua era una famiglia numerosa: erano sette fratelli – tra i quali Marino, Domenico e Aleandro – e una sorella maggiore che si chiamava Adelina. Due di loro morirono poco dopo la nascita, il più piccolo, Olivo, studiò Medicina a Roma e Virgilio fu mandato al seminario regionale di Chieti. Fu ordinato sacerdote il 28 giugno del 1942», continua Ciccozzi, «e iniziò il suo apostolato nelle parrocchie di San Giovanni e Santi Cosma e Damiano, a Cagnano. Da lì a Sant’Andrea di Lucoli, quindi a Pie’ la Costa di Tornimparte, per fare ritorno in seguito nel Lucolano, dove divenne abate di San Giovanni. Alle faccende domestiche provvedeva la nipote Anna Maria. Negli anni Cinquanta divenne cappellano della Pia Unione Pastori; ne seguì le vicende con incontri, manifestazioni e approfondite ricerche, con il compito di restituire dignità a un mestiere, quello del pastore, che per secoli aveva sfamato le famiglie dell’Abruzzo montano. Più tardi – anni Ottanta – il 5 agosto, in occasione del Raduno annuale dei pastori, andava a celebrare la Messa a Campo Imperatore, al cospetto della statua di Vicentino Michetti, che lo scultore volle realizzare in ricordo della famiglia del pastore Nunzio Pupi, che perì su quei monti insieme ai figlioletti. Negli anni Sessanta andò a Roma, dove si dedicò agli studi umanistici e teologici, per poi far ritorno all’Arcidiocesi dell’Aquila. Divenne arcidiacono della cattedrale e per un breve periodo vicario generale della Diocesi quando era vescovo Carlo Martini. Nel 1995 fu nominato dal pontefice Giovanni Paolo II Protonotario Apostolico, per alti meriti ecclesiastici. Divenne anche responsabile della Curia per la Perdonanza Celestiniana. Ebbe un forte legame con il cardinale Carlo Confalonieri, anche per il comune amore che li legava al Santuario Mariano di Roio. Nel 1987, un anno dopo la morte del cardinale, scrisse un libro a lui dedicato: “Un vescovo una città”. Il volume narra le vicende che coinvolsero l’Arcidiocesi aquilana nei duri anni della Seconda guerra mondiale».
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