Monte San Cosimo, la protesta dei pacifisti

Cartelli e striscioni per risollecitare la smilitarizzazione dell’area e lo stop alla guerra in Ucraina
SULMONA. «La guerra è il più grande crimine contro l’umanità»; «La guerra non risolve i problemi, li crea»; «Meno spese per armamenti, più investimenti per sanità, istruzione e servizi sociali». E ancora: «La guerra è una pazzia, Fermatevi! L’appello di Papa Francesco».
Armati di cartelli, striscioni e bandiere, decine di pacifisti hanno manifestato questa mattina davanti al deposito militare di Monte San Cosimo a Sulmona per dire no alla guerra in Ucraina e per chiedere la riconversione della struttura militare in area attrezzata per la protezione civile.
All’iniziativa, promossa dal coordinamento “Disarmiamo la pace, disertiamo la guerra”, hanno partecipato non solo cittadini di Sulmona e della Valle Peligna, ma anche attivisti di Pescara, Chieti, Lanciano, L’Aquila e Termoli. Su cosa si nasconde nei tunnel di Monte San Cosimo e quale sia la reale funzione della base militare vige il top secret e, nonostante le numerose iniziative messe in atto nel corso degli anni, non è stato mai possibile conoscere la verità. Uno striscione portato dai manifestanti recava la scritta: «Monte San Cosimo, da peso a risorsa».
«Quella di Monte San Cosimo», hanno detto i promotori dell’iniziativa, «è un’area enorme, di 133 ettari, che anziché essere utilizzata per custodire strumenti di morte, potrebbe servire per proteggere la vita. Per questo è stato rilanciato il progetto della sua trasformazione in struttura per la protezione civile, considerata la grande sismicità del nostro territorio. Un progetto che nei primi anni 2000 venne fatto proprio da tutti i Comuni della Valle Peligna e successivamente venne recepito anche dalla Provincia e dalla Regione, ma che è rimasto lettera morta a causa dell’inerzia e del disinteresse della politica e dei rappresentanti istituzionali». Oggi i cittadini sono tornati a fare sentire la loro voce perché «intendono essere protagonisti della costruzione di un mondo diverso, non schiacciato dall’incubo della guerra che potrebbe portare a un’irreparabile escalation nucleare», e perché «vogliono che le strutture e le risorse economiche siano impiegate per finalità di pace, per il progresso dell’intera comunità». (c.l.)
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