Montellanico canta Abbey Lincoln: «Musica è impegno»

La cantante dedica un concerto all’artista afroamericana «L’Aquila fondamentale nella crescita del nostro mondo»
L’AQUILA. Ada Montellanico è una delle più grandi cantanti jazz italiane. Dotata di una voce forte e intensa, nel corso della carriera ha collaborato con tutti i più grandi: da Enrico Pieranunzi a Enrico Rava, da Lee Konitz a Jimmy Cobb. Oggi, insieme al trombettista Giovanni Falzone, terrà un concerto/tributo in onore di Abbey Lincoln, misconosciuta cantante jazz afroamericana.
Prima di questo omaggio, si era già cimentata con un altro progetto dedicato a Billie Holiday. Cosa l’ha spinta a scegliere proprio Abbey Lincoln?
«L’avevo sempre adorata ma in questa ultima fase della mia carriera, dove ho abbracciato, se vogliamo, grazie a Midj, un impegno sociale e politico, l’ho sentita più vicina che mai. Anzi, ero io che mi ero avvicinata a lei. Oltre a essere stata una grandissima interprete, Abbey Linconln, insieme ad altri artisti come Max Roach, Charles Mingus, Nina Simone, ha sempre voluto che la musica fosse uno strumento di lotta, un’arma politica. Attraverso la musica, questi artisti hanno diffuso messaggi, hanno denunciato la discriminazione razziale. È stata molto legata alla tradizione, ma anche molto moderna. Non era una grande improvvisatrice, ma ha sempre voluto far parte di progetti innovativi. Mi ritrovo molto nella sua musica».
C’erano già stati altri tributi da parte di altre cantanti?
«No, al contrario, credo che il mio sia stato il secondo o terzo. È incredibile come questa figura, scomparsa non molto tempo fa, fosse poco conosciuta. Abbey Lincoln è stata anche una donna di grandissimo coraggio, dotata di un grande carisma e di un’identità forte. A differenza di Billie Holiday e di altri artisti votati all’autodistruzione, ha avuto sempre una grande voglia di vivere, rimanendo positiva e combattiva fino alla fine».
Nel concerto canterà anche Driva Man. Una canzone di protesta, che denunciava una delle tante atrocità della schiavitù, gli stupri dei padroni bianchi sulle schiave nere. Quel disco uscì nel pieno della stagione delle battaglie per i diritti civili. Secondo lei sono tematiche ancora attuali?
«Sì, quel disco purtroppo è ancora attuale. Ho sempre pensato che la musica dovesse essere un mezzo per sensibilizzare il pubblico. E oggi bisogna dire che molte cose non sono cambiate rispetto agli anni Sessanta. Razzismo, disuguaglianza, discriminazione delle minoranze esistono anche oggi e non solo negli Usa. Tutto ciò va denunciato».
La nascita del movimento Black Lives Matter dimostra in effetti che la strada per giungere a una vera uguaglianza è ancora molto lunga.
«Sì, sono stati fatti dei passi avanti, non c’è più la segregazione che separava i bagni e i posti sugli autobus, ma la mentalità è rimasta la stessa e lo vediamo anche qui in Italia. Se non si parte dal pensiero, le leggi potranno anche cambiare, ma le menti rimarranno le stesse».
Oggi non sono molti i musicisti che hanno coraggio di esporsi. Voi jazzisti invece lo avete.
«Credo sia un aspetto fondamentale della nostra professione. Non si tratta di abbracciare questo o quel partito, ma di lavorare, come ho detto, per un progresso culturale. E se non lo facciamo noi artisti chi dovrebbe farlo? Il jazz può fare molto perché è una musica che nasce dall’incontro, dalla contaminazione tra culture diverse. Chi meglio del jazz può rappresentare e incarnare i valori di integrazione?».
Come e quanto sono cambiate le cose in 5 anni di Midj, l’associazione musicisti di jazz?
«Sono cambiate molto e in meglio. Questi 5 anni sono serviti, per noi musicisti, ad avere maggiore coscienza di noi stessi, di quanta varietà c’è nel nostro mondo. E L’Aquila, nel compimento di questo percorso, che ovviamente non è ancora terminato, è stata fondamentale. Il Jazz italiano per le terre del sisma ci ha dato modo di ritrovarci, qui si è attivato un meccanismo che ci ha fatto crescere. Quando ho fondato Midj venivamo da una grande disgregazione, quasi da una guerra tra bande. La sensazione è che invece adesso ci si senta più vicini. Sembra poco ma è molto. Certo, siamo solo all’inizio».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

