Francesco Amenta, il baby talento che ha stregato Gorgone

Il trequartista “figlio d’arte” classe 2010, ha fatto il suo esordio in biancazzurro nell’amichevole contro il Cupello. Papà Federico, ex Lanciano: “È molto più forte di me e ha anche più qualità, lui è un vero fantasista”
PESCARA. Il Pescara, nel corso degli anni, ha avuto il merito di lanciare moltissimi talenti. Basta pensare a nomi altisonanti come Marco Verratti, Ciro Immobile e Lorenzo Insigne, ma anche Mattia Perin, Lucas Torreira e Gianluca Caprari. O, ancora, tra i più recenti, Antonio Arena, Matteo Dagasso e Lorenzo Berardi.
Tutti talenti cresciuti ed “esplosi” all’Adriatico grazie ad allenatori che ne hanno riconosciuto il valore, lanciandoli nel calcio dei grandi. E quanto accaduto lunedì, nell’amichevole contro il Cupello, ha il sapore di un déjà vu. Al 35’ del secondo tempo, infatti, Gorgone ha fatto esordire in prima squadra Francesco Amenta, talento classe 2010 dell’Under 16 del Pescara. Amenta, in Abruzzo, è un cognome più che conosciuto, soprattutto a Lanciano. Papà Federico (classe 1979), infatti, è un volto noto della Virtus Lanciano dei miracoli, capace di mantenere la serie B per quattro stagioni consecutive, arrivando anche a un decimo posto.
Capitano dei rossoneri, con oltre 200 presenze tra serie C e serie B, e una carriera di tutto rispetto nel calcio professionistico. Ai tempi di Lanciano era un difensore di ferro; oggi è un papà che segue con orgoglio i suoi tre figli e non nasconde l’emozione per l’esordio tra i grandi di Francesco. «Era contentissimo di aver giocato con i campioni che ammira e anche io non nascondo che mi sono emozionato. È stata una chiamata inaspettata sia per lui che per me, anche perché non ho nessun contatto né con il mister né con la società. Sono contento perché è una delle prime soddisfazioni che si porta a casa per il lavoro che svolge quotidianamente sul campo».
E guai a fare paragoni con il papà, perché «lui è indubbiamente più forte. A Lanciano giocavo in difesa e mi sono consacrato in quel ruolo, ma anche io, quando ho iniziato al Torino, facevo il trequartista come lui. Francesco è molto più spregiudicato, molto più libero di me. È proprio un vero fantasista. Non mi ci rivedo come giocatore: ha sicuramente qualcosa in più di me». Federico cancella anche le pressioni che un “figlio d’arte” può avere. «Io non sono un genitore pressante. Per me la cosa importante è che vada al campo e si diverta; per il resto, se è bravo, glielo riconosco sempre. Gli auguro di arrivare dove merita, ma non deve essere questa la prima cosa». E sul futuro del baby talento: «Il panorama calcistico è cambiato, non è più come prima. Ci sono talmente tante variabili che non si può mettere la mano sul fuoco su nulla. Francesco deve continuare a giocare e, se le cerca, avrà delle soddisfazioni. Però non riesco a prevedere niente e, adesso, in realtà, neanche vogliamo. Ci godiamo il momento».
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