Montereale, comunità ritrovata nel post-sisma
Domani appuntamento conclusivo del laboratorio “Ambientiamoci”: giovani e anziani protagonisti
MONTEREALE. I giovani e l’unione tra le generazioni riprendono in mano la storia e disegnano la visione del futuro post-terremoto.
Domani dalle 17, a Montereale, bambini, adolescenti e ragazzi di ogni età dialogheranno con le istituzioni. Saranno presentate ai decisori le raccomandazioni emerse dal laboratorio “Ambientiamoci”, realizzato da Ai.Bi. (Associazione Amici dei Bambini) nell’ambito del progetto “Un paese ci vuole”.
IL PROGETTO. Finanziato da Banco Popolare e Istituto italiano della donazione, il progetto ha avuto lo scopo di far riflettere la popolazione sulla visione comunitaria del futuro del paese, ferito dai terremoti del 2009-2016 e dall’emergenza del maltempo nel 2017. La realizzazione è stata effettuata in collaborazione con Aied, il Centro Rampi e Idea Comunicazione, con il patrocinio del Comune e del CsvAq.
IL PROGRAMMA. I risultati di questo percorso saranno presentati domani con tre momenti distinti: alle 17 appuntamento al parcheggio/belvedere di Montereale per il taglio del nastro di inaugurazione del murale realizzato dai giovani nell’ambito del progetto, con il contributo delle famiglie e di alcuni commercianti locali. Alle 17,30, nella sala consiliare del Musp in via dei Condotti, proiezione del video “Un paese ci vuole” in cui la voce dei bambini e dei ragazzi dialogherà con le istituzioni. Saranno presenti il sindaco Massimiliano Giorgi; il vicesindaco Carlo Marini; Massimo Alesii, giornalista; l’arcivescovo emerito Giuseppe Molinari; Matteo Stecconi, rappresentante dei giovani e i bambini. Interverranno, inoltre, il poeta a braccio Marcello Patrizi, il narratore Dario Tudini e Federico Solfaroli Camillocci autore del libro “Un paese ci vuole”. Alle 19,30 la serata si concluderà con un brindisi, un rinfresco offerto dalla popolazione e con il laboratorio gratuito artistico “Ambientiamoci” a cura dei ragazzi per ragazzi da 0 a 90.
IL BILANCIO. «Intervenire nel disastro del Centro Italia del 2016-2017 per Ai.Bi. ha significato dare senso e profondità ulteriori al lavoro svolto dal 2009 a Onna e L’Aquila», spiega Marzia Masiello dell’ufficio relazioni istituzionali di Ai.Bi. «Personalmente, come aquilana, onnese, portavoce del borgo distrutto dal terremoto il 6 aprile del 2009, ringrazio tutti coloro hanno creduto in questa scommessa. Folle agli occhi di molti. Saggia, agli occhi del tempo che ha scandito questi anni. Eravamo partiti per approdare ad Amatrice. Il progetto si è trasformato in un processo, nato dalla strada, tra le pietre distrutte, sotto le tende. L’incontro con don Savino D’Amelio, parroco, è stato determinante e un faro in tutto il percorso. Siamo giunti in un luogo “altro”, Montereale, dove il dolore e la dignità delle macerie dell’anima erano negate da una assenza (a occhio superficiale) delle macerie fisiche, dalla mancanza di un “set- scenografico” da raccontare. Abbiamo ritenuto che quello fosse il luogo giusto in cui essere, la periferia più silente, ricca di tesori da scoprire. Le chiamiamo aree interne. Sono veri e propri scrigni della nostra penisola. Più che fare per la popolazione abbiamo aiutato a fare, supportando grandi e piccini nel sentire nel far sentire la loro voce. Più che comunicare abbiamo ascoltato la popolazione e aiutato nell’esercizio dell’ascolto altri professionisti che stanno pensando per la zona progetti futuri. Grazie a Massimo Alesii e alla professoressa Roberta Cairoli che si sono messi a disposizione con spirito volontario. Grazie alla comunità che ci ha aperto le porte, alle famiglie, ai piccoli, ai ragazzi. Grazie ai professionisti che hanno collaborato con partecipazione umana e determinazione. Molto c’è ancora da fare. Il mio augurio», conclude Masiello, «è che la popolazione possa continuare questo viaggio, insieme alle istituzioni e alle varie rappresentanze associative, nell’armonia e nel piacere di trovare, tutti insieme, con lavoro duro, con coraggio, soluzioni creative, innovative ed efficaci per l’economia e l’identità di un territorio cruciali per l’Abruzzo e per L’Aquila».

