Morelli: abbattiamo il muro dei razzismi

L’artista rom: la società contemporanea non è preparata all’apertura mentale verso le altre etnie
AVEZZANO. “Abbattiamo il muro dei razzismi” è il messaggio che Bruno Morelli, artista versatile e autore di saggi, testi e cataloghi d’arte, nonché pittore, vuole trasmettere con la pubblicazione del suo ultimo libro “Athinganos – Zingari, Arte e Baratto”, che è stato presentato nell’Istituto comprensivo Collodi-Marini. All’evento hanno partecipato monsignor Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrante (Cei) Roma, Sergio Natalia, portavoce del sindaco, e il giornalista Pino Veri. Morelli, nel corso del dibattito, ha dato lettura di poesie inedite intervallate da brani musicali e ha gentilmente risposto ad alcune domande.
Nel corso della storia il termine “zingaro” e la sua etimologia, hanno avuto varie interpretazioni e connotazioni. Al centro della narrazione del suo libro, che connotazioni e accezione ha?
«Il significato, inizialmente positivo, ha avuto un’accezione negativa in seguito a fatti storici drammatici e persecuzioni. Dopo il loro arrivo in Italia nell’età bizantina, nell’epoca medievale furono ritenuti un popolo singolare, spesso considerati maghi e streghe, a causa delle loro conoscenze divinatorie e profetiche, nonché per l’uso di erbe medicinali».
Nel suo nuovo libro, lei ci ha parlato di come gli aspetti culturali dell’etnia rom siano poco trattati, ma ci mostra anche quanto questi aspetti siano fondamentali per “ricostruire un’identità disgregata e in crisi”. Come possiamo fare oggi, affinché questa etnia romanì sia trasversale antropologicamente e culturalmente, come lo è stato con le altre civiltà?
«Bisogna abbattere il muro dei razzismi, non solo sui rom. Questo deve essere lo scopo principale della scuola, poiché il razzismo è figlio dell’ignoranza. Nei confronti dei rom, c’è un accanimento che ha radici storiche e retaggi mai debellati completamente. Purtroppo la società contemporanea non è ancora preparata ad avere un’apertura mentale verso le altre etnie e soprattutto verso le minoranze».
Durante la giornata della Memoria, lei ha ricevuto un messaggio, affiancato da una svastica, contro la sua etnia. Lei crede che oggi la mentalità sia più aperta di prima o che ci siano persone più tendenti alla diffidenza e all’ignoranza?
«La speranza di una maggior apertura verso la diversità è riposta nelle nuove generazioni, spesso più colte e, pertanto, più interessate ad avvicinarsi alle realtà più difficili. In una società globalizzata e consumistica, i giovani sono gli unici in grado di aprire un varco nell’oscurità».
La sua comunità, la cui cultura è orale, come accoglie in particolare la pubblicazione dei suoi libri?”
«La cultura orale dei rom guarda con riservatezza e sospetto alla produzione scritta, per motivi di difesa della propria identità».
Arianna Agresti
Giorgia Cipollone
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