Morelli: «La statua va risistemata e il suo posto è in piazza Cavour»

AVEZZANO. L’artista Bruno Morelli rompe il silenzio e chiede di non far morire la sua opera dedicata al “Camoscio d’Abruzzo”. Dopo l’avvio della raccolta firme, l’intervento di personaggi del...
AVEZZANO. L’artista Bruno Morelli rompe il silenzio e chiede di non far morire la sua opera dedicata al “Camoscio d’Abruzzo”. Dopo l’avvio della raccolta firme, l’intervento di personaggi del calibro di Francesco Moser e l’incontro in Comune con i rappresentanti dell’amministrazione comunale il padre della statua di Vito Taccone ha deciso di parlare. E lo ha fatto per ribadire quello che centinaia di avezzanesi stanno chiedendo da giorni: ristrutturare la statua e posizionarla in piazza Cavour. «Sono sette anni ormai che la mia opera è abbandonata in un deposito», racconta l’artista Morelli che ha affidato alla figlia Eleonora un progetto di ristrutturazione della statua in bronzo creata nel 2012 e poi rubata e fatta a pezzi nel 2014. «Rimettere in piedi questo monumento ha diversi significati: è sicuramente un segno di rispetto per la memoria di Taccone e per me che l’ho realizzata». Secondo Morelli, quindi, restaurare l’opera è un modo «per riportare alla memoria le gesta di questo mito che non possono passare inosservate e che anzi possono spingere le giovani generazioni verso il mondo del ciclismo. Taccone è stata una stella per la nostra città che ora deve essere riaccesa perché ci guidi verso orizzonti migliori». L’artista, che nei giorni scorsi ha avuto modo di dialogare insieme ai rappresentanti dei comitati promotori della petizione con il presidente della commissione Sport e cultura del Comune, Nello Simonelli, auspica quindi «che la voce degli avezzanesi venga ascoltata e che dopo 7 anni si intervenga per risistemare la statua per la quale la Regione ha già pronto un finanziamento».
«Devastando l’opera non solo hanno voluto minare il ricordo di questo mito ma hanno creato anche un danno a me che ho realizzato la statua», conclude l’artista. «Sono stato anch’io in qualche modo ferito profondamente nel vedere quel bellissimo lavoro ridotto in mille pezzi. Per questo c’è da parte mia la voglia di riabbracciare una mia creatura che giace tra la polvere. Dobbiamo fare in modo che l’atto vandalico si trasformi in un boomerang. Il Comune deve ristrutturarla e riportarla in città. Il patrimonio artistico ormai è minacciato, ma non possiamo farci fermare perché qualcuno usa la violenza. La statua va risistemata e posizionata in piazza Cavour perché è un luogo della città che appartiene al campione». (e.b.)
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