Morta dopo tre interventi, parenti risarciti

29 Giugno 2021

Mezzo milione di euro al marito e ai due figli di una pensionata. Per il giudice ci sono state cure inadeguate e negligenze

AVEZZANO. Quasi 500mila euro di risarcimento danni. Tanto dovrà pagare l’Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila al marito e ai due figli di una donna deceduta, come accertato dal giudice, per responsabilità medica. Tutto era iniziato nel febbraio del 2012 con una caduta. La signora L., ultraottantenne di Avezzano, era stata accompagnata al pronto soccorso dell’ospedale cittadino dopo essere scivolata in casa.
A seguito degli accertamenti medici cui era stata sottoposta le era stata riscontrata la frattura del femore destro ed era stata ricoverata nel reparto di ortopedia. Qui, due giorni dopo, era stata sottoposta a un intervento chirurgico e poi dimessa il primo marzo.
A cinque mesi dall’operazione al femore, la signora L. era tornata in pronto soccorso lamentando dei dolori alla gamba operata.
Le era stata diagnosticata una tumefazione alla coscia con i successivi accertamenti medici che avevano evidenziato «la rottura del mezzo di osteosintesi usato per la riparazione della frattura in sede nota, con conseguente angolazione dei monconi ossei».
Il 14 agosto era stata nuovamente sottoposta a intervento chirurgico e dimessa dopo qualche giorno. Ma a distanza di quattro mesi, l’anziana era stata costretta a ricorrere ancora una volta alle cure del pronto soccorso. In quell’occasione le era stata diagnosticata una «rifrattura del femore destro, scomposta, con la placca metallica spezzata».
Il 12 dicembre la paziente ultraottantenne era costretta a subire un ulteriore intervento chirurgico di osteosintesi del femore destro con posizionamento di placca e viti. Tuttavia nei due anni successivi le sue condizioni di salute erano molto peggiorate: era entrata e uscita più volte dall’ospedale e, non più autosufficiente, doveva essere assistita costantemente dai familiari.
L’allettamento fisico della donna derivato dalle inadempienze, come sostenuto dall’avvocato della famiglia, Berardino Terra, avevano determinato «una condizione di grave declino cognitivo-intellettivo che l’aveva portata al decesso avvenuto nel settembre del 2015», come accertato anche dal consulente del tribunale Mauro Arcangeli. La morte era avvenuta a tre anni dalla caduta in casa.
Il giudice onorario del tribunale di Avezzano, Alessandra Contestabile, ha rigettato tutte le motivazioni espresse dell’azienda sanitaria aquilana condannandola a risarcire il marito e i due figli di 165.900 mila euro ciascuno riconoscendo che «a causa delle cure sanitarie inadeguate, imperite, imprudenti e negligenti ricevute dai sanitari dell’ospedale di Avezzano nel corso dei suoi tre ricoveri, la paziente aveva subito un inaspettato peggioramento delle sue condizioni di salute con conseguente decesso». (f.d.m.)
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