Morta Fiorella Carloni, una vita nella cultura

Avvocato di professione, aveva 84 anni. Figlia del compianto Nino, fu una dirigente della Barattelli
L’AQUILA. È morta a Roma all’età di 84 anni Fiorella Carloni, avvocato e figlia di Nino Carloni (1910-1987) a cui si deve il prestigio che L’Aquila si è guadagnata a livello internazionale nel campo musicale nel secondo dopoguerra. A dare la notizia della scomparsa è stata la Società aquilana dei concerti che in una nota «ricorda con affetto l’avvocato Fiorella Carloni, scomparsa il 24 settembre, figlia di Nino fondatore dell’Ente e di numerose realtà musicali dell’Aquila. Con attenzione e passione ha seguito l’attività della Barattelli, fin dalla scomparsa del padre, in qualità di membro dell’Ente, ricoprendo anche incarichi dirigenziali nel consiglio di amministrazione fino al 2013. In occasione del centenario della nascita di Nino Carloni nel 2010 dichiarò: è bello pensare che proprio nel suo nome, nel suo ricordo, possa rinascere la cultura della nostra città, così colpita dal terremoto del 2009. Lui fece nascere L’Aquila musicale subito dopo la tremenda distruzione della Seconda guerra mondiale. Ora sarebbe bello che proprio nel suo nome ci si ritrovasse tutti insieme e si ripartisse, come un seme che genera tanti alberi forti, rigogliosi, secolari». Osservatrice attenta della vita culturale cittadina e nazionale, di spiccato spirito critico, mai superficiale e sempre propositivo, Fiorella Carloni ha contribuito in modo indelebile allo sviluppo e alla crescita, fin nella stesura del nuovo Statuto tuttora in vigore, della Società aquilana dei Concerti Barattelli». Nel 2019 Fiorella Carloni aveva donato il fondo antico della “Biblioteca Carloni” alla Deputazione di Storia Patria. «Per una adeguata conservazione di questa interessante raccolta, la donatrice» disse all’epoca il presidente della Deputazione, Walter Capezzali «ha voluto regalarci anche le due artistiche librerie lignee che già ospitavano il fondo». Fiorella Carloni dopo il sisma del 2009 e sino a prima della pandemia chiamava spesso la redazione e i giornalisti del Centro per informarsi sulla ricostruzione. Il suo sogno era che fosse al più presto riaperto l’auditorium “Carloni” nel Castello spagnolo. (g.p.)

