Morte del piccolo Tommy, in 4 rischiano il processo

Oggi l’udienza preliminare in tribunale, imputati la preside e due tecnici comunali La conducente dell’auto che ha causato l’investimento chiede il rito abbreviato
L’AQUILA. Chiederà il rito abbreviato Radostina Zhorova Balabanova, la 40enne conducente della Volkswagen Passat imputata nel processo per la morte del piccolo Tommaso D’Agostino, di soli 4 anni, e il ferimento di altri cinque alunni dell’asilo Primo maggio dell’Aquila. Insieme alla donna, oggi, devono presentarsi davanti al giudice per l’udienza preliminare del tribunale dell’Aquila, Guendalina Buccella, anche la preside Monia Lai (49) e i tecnici comunali Bruno Martini (62) e Antonello Giampaolini (61).
Lo scorso maggio il pubblico ministero Stefano Gallo, che ha coordinato l’inchiesta della Squadra mobile, ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio nei loro confronti. Oggi il gup deciderà se rinviarli o meno a processo. È trascorso oltre un anno dalla tragedia dell’asilo Primo maggio, quando un’auto impazzita travolse sei bambini che giocavano nel cortile della scuola materna di via Salaria Antica Est a Pile, dopo aver sfondato la recinzione. Una piccola venne presa di striscio e cadendo si procurò una ferita alla testa. Gli altri cinque bimbi incastrati sotto la station wagon vennero liberati dai soccorritori. Il dramma si consumò il 18 maggio dopo le 14.30 sotto gli occhi increduli delle maestre e dei compagni di classe. Tommaso, di soli quattro anni, apparve subito gravissimo. Per lui non ci fu nulla da fare. Quattordici in tutto le parti offese. I quattro imputati dovranno difendersi dall’accusa di omicidio (nei confronti di Tommaso) e lesioni stradali (nei confronti dei cinque alunni). In particolare, la conducente della Passat viene imputata «perché parcheggiando l’autoveicolo su strada a elevata pendenza prospiciente l’area esterna adibita a giochi lasciava le chiavi inserite nel quadro, ometteva di azionare il freno di stazionamento, di sterzare le ruote e di impedire l’uso del veicolo senza il suo consenso poiché allontanandosi dal veicolo lasciava a bordo il figlio di soli undici anni il quale casualmente provocava il disinnesco della leva del cambio e il conseguente movimento del veicolo». La dirigente scolastica, invece, secondo le accuse «ometteva di rilevare l’assoluta inidoneità del documento valutazione rischi redatto da Martini (in qualità di ingegnere responsabile del servizio di prevenzione e protezione dell’istituto comprensivo Mazzini), inoltre «consapevole che l’area giochi era protetta da recinzione in lamiera progettata per impedire il solo rischio di uscita dei bambini ometteva di porre in essere quanto di sua competenza per impedire parcheggio e sosta sulla discesa». Infine, Giampaolini, «faceva installare una recinzione di confine dell’area giochi dei piccoli alunni del tutto inidonea valutando unicamente la necessità di contenimento e non quella principale di eliminazione del rischio di investimento».
Gli avvocati di imputati e familiari sono Francesco Valentini, Mauro Ceci, Luisa Leopardi, Massimo Carosi, Antonella Pellegrini, Tommaso Colella, Katiuscia Romano, Cristiana Burgamazzi, Angelica Carnevale, Fabiana Panitti, Guido Alfonsi e Maria Leone.

