Morte di Conti, inchiesta chiusa «Non fu istigazione al suicidio»

22 Novembre 2022

La Procura archivia definitivamente, le indagini erano state riaperte due volte su richiesta dei familiari Ma restano tanti interrogativi, dai sensi di colpa sul caso-Rigopiano alla misteriosa auto a Pacentro

SULMONA . Guido Conti fece tutto da solo, nessuno lo istigò a suicidarsi o quantomeno lo indusse a togliersi la vita. Lo ha certificato in maniera definitiva la Procura di Sulmona chiedendo, e questa volta ottenendo, l’archiviazione delle indagini che per ben due volte erano state riaperte su espressa volontà dei familiari. Questa volta, però, è stata messa la parola fine a una vicenda che, ancora oggi, continua a nascondere tanti punti irrisolti. Non sono bastati infatti, quattro anni di «ulteriori indagini e accertamenti», tre richieste di archiviazione e tre opposizioni all’archiviazione, a fare piena luce sui motivi che avrebbero spinto l’ex generale dei carabinieri forestali a spararsi con una pistola. Episodio accaduto il 17 novembre di cinque anni fa. Il corpo senza vita dell’ex generale 58enne fu rinvenuto sulla strada provinciale tra Sulmona e Pacentro da due uomini del corpo forestale.
IL LUOGO DELLA TRAGEDIA
I due forestali lo trovarono a pochi metri dall’auto, una Smart di proprietà della figlia, che aveva parcheggiato sul ciglio della strada, ancora chiusa al traffico per la frana scesa giù dalla montagna. Con il corpo rannicchiato e la pistola con il cane ancora alzato. Particolare che in un primo tempo aveva fatto pensare che insieme a lui, in quel momento, vi fosse un’altra persona. Poi un esperto di armi dell’Esercito spiegò che nelle pistole semiautomatiche come quella di Conti il cane si riarma automaticamente ogni volta che viene esploso un colpo.
COSA ACCADDE QUEL GIORNO
Ricostruendo quella giornata, Conti uscì di casa ben presto. Prima andò in una tabaccheria sotto i portici di via De Nino per acquistare tre buste da lettera e un francobollo. Poi dal vicino sportello della Bnl prelevò 1.500 euro in contanti (soldi che saranno ritrovati a casa). Dopo queste due operazioni di Conti si persero le tracce. Sparì il telefonino, mai ritrovato, mentre dal suo computer scomparvero sia il profilo Facebook che tutti i file delle inchieste che aveva condotto personalmente. Computer che qualche giorno prima il generale aveva portato a resettare in un negozio di informatica. Solo nel primo pomeriggio di quel venerdì i familiari e gli amici cominciarono a preoccuparsi per le sorti di Conti che non si trovava da nessuna parte. Da quel momento partirono le ricerche di polizia e carabinieri che si conclusero poco dopo le 21 quando due forestali, che avevano lavorato sempre a stretto contatto con l’ufficiale, lo ritrovano cadavere.
L’INCHIESTA
Gli accertamenti furono compiuti dal Nucleo investigativo dell’Aquila dei carabinieri, coordinate dal pm Aura Scarsella. I primi misteri riguardarono il destinatario di una delle tre lettere, mai identificato. Come pure restò un mistero la scelta di Conti, tempo prima, di abbandonare la divisa portata con orgoglio per lunghi anni.
IL CASO RIGOPIANO
Unico suo cruccio che rivelò anche nella lettera lasciata ai familiari fu la tragedia dell’hotel di Rigopiano di cui, in qualche modo, si sentiva coinvolto. Conti riteneva di non avere fatto abbastanza per evitare quella tragedia (all’epoca era al vertice della Forestale). Anche se questo richiamo è stato poi smentito dai risultati dell’inchiesta. Come resta un mistero il licenziamento lampo dal Gruppo francese Total.
LA RICHIESTA di ARCHIVIAZIONE
L’inchiesta si chiuse con una prima richiesta di archiviazione ma venne riaperta poco dopo su sollecitazione della moglie, della figlia e della sorella dell’ex generale, Silvia Conti, all’epoca comandante del distaccamento di Pescara della polizia stradale. Erano otto i punti in cui inizialmente si è sviluppata la richiesta di nuove indagini da parte dei familiari, partendo dalla posizione in cui era stato trovato il corpo del generale. E poi la Porsche Cayenne bianca che alcuni passanti avrebbero notato quel pomeriggio nei pressi del luogo della tragedia, un’auto di valore di cui in Italia non ne girano tante e quindi facilmente rintracciabile insieme al proprietario; i tabulati elettronici sull’utenza privata di Conti e in particolare il numero e quindi l’identità dell’interlocutore con il quale il generale dei carabinieri avrebbe discusso tra le 11 e mezzogiorno del 13 novembre. I familiari chiedevano anche di approfondire alcune testimonianze, citando nome e cognome dei possibili testi che potrebbero portato elementi di novità ai fatti che già si conoscevano. In particolare chiedevano di ascoltare i due forestali che avevano ritrovato il corpo, che prima di allora, non erano mai stati ascoltati e che erano al corrente di particolari che potevano essere utili nell’inchiesta.
INCHIESTA RIAPERTA
Sono ancora la moglie, la figlia e la sorella di Conti a chiedere di riaprire le indagini con l’ipotesi di istigazione al suicidio. Secondo i familiari occorreva indagare su situazioni che avrebbero coinvolto anche alti esponenti dell’Arma con i quali l’ex generale avrebbe avuto delle telefonate. Conti,da tempo non faceva più parte dei carabinieri forestali. Dopo alcune brillanti operazioni a tutela dell’ambiente, prima tra tutte la scoperta della mega discarica di rifiuti tossici di Bussi sul Tirino, decise di lasciare la divisa per accettare l’offerta, come consulente, della multinazionale francese Total.
©RIPRODUZIONE RISERVATA