Morte sospetta di un fotografo: il giudice dispone nuove indagini

1 Febbraio 2023

Nominato un medico legale sul caso dell’83enne Di Tana, venne ricoverato perché positivo al Covid Cosa si dovrà accertare: se l’approccio diagnostico e terapeutico ha seguito i protocolli nazionali

CELANO. Una consulenza tecnica preventiva per l’accertamento della morte di Vittorio Di Tana, il fotografo celanese di 83 anni morto all’ospedale di Avezzano alla fine di ottobre del 2020, dove era ricoverato da dieci giorni, nel reparto di malattie infettive (l’uomo era positivo al Covid19). Sulla morte del fotografo la figlia Roberta aveva presentato una denuncia-querela ai carabinieri per omicidio colposo in cui veniva chiesto anche il sequestro della cartella clinica, nonché l’autopsia. In seguito agli accertamenti, il sostituto procuratore di Avezzano, Elisabetta Labanti, aveva chiesto l’archiviazione. Ora nell’ambito del processo civile per l’eventuale risarcimento, il giudice del tribunale di Avezzano, Caterina Lauro, in seguito al ricorso presentato dall’erede, ha accolto la richiesta di consulenza tecnica preventiva per l’accertamento della morte di Vittorio Di Tana, nominando il dottor Enrico Bottone consulente tecnico medico-legale. La nuova indagine servirà a verificare «se l’approccio diagnostico e terapeutico seguito dai sanitari sia stato o meno corretto secondo i canoni di prudenza, diligenza e perizia e secondo le linee guida nazionali in vigore relativamente ai protocolli Covid».
La figlia del fotografo è assistita dagli avvocati Lucio Cotturone ed Herbert Simone, mentre la Asl è difesa dal legale Ernesto Macrì. Secondo quanto riportato nella denuncia presentata contro ignoti, il 19 ottobre di tre anni fa, nel pieno dell’emergenza Covid, Di Tana era stato portato in ospedale con l’ambulanza. Sottoposto al tampone, che aveva dato esito positivo, e a una Tac al torace per accertare un’eventuale polmonite da Covid, l’anziano era stato ricoverato nel reparto di malattie infettive. Il 24 ottobre una delle figlie aveva lanciato un disperato appello sui social perché da due giorni non riusciva più a contattare il padre. La morte era sopraggiunta dopo cinque giorni.
Originario di Sulmona, Di Tana si era trasferito con la famiglia ad Avezzano dove il padre faceva il ferroviere. All’inizio degli anni Sessanta aveva deciso di aprire il suo laboratorio fotografico in piazza IV Novembre a Celano immortalando nei suoi scatti da maestro scene di quotidianità e volti della città castellana per oltre mezzo secolo. Tra le sue fotografie ci sono anche quelle dei funerali spedite all’estero a chi era emigrato e non poteva essere vicino ai propri cari in quei dolorosi momenti. Nel suo studio camicie, cravatte e rossetti da donna erano a disposizione di chi stava per lasciare l’Italia con solo un passaporto in tasca. (f.d.m.)
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