Morti dopo ore sotto le macerie: c’è anche il risarcimento morale

Il giudice riconosce la sofferenza psichica delle vittime e aggiunge centomila euro di danni per ognuno In totale lo Stato deve pagare nove milioni per le rassicurazioni del vice capo della Protezione civile
L’AQUILA. È un’altra sentenza simbolo tra le centinaia arrivate dopo la tragica notte del 6 aprile 2009. Ma quella dei giorni scorsi del giudice del tribunale dell’Aquila Baldovino De Sensi, non ribalta solo la sentenza choc di ottobre della collega Monica Croci che assegnava il concorso di colpa alle vittime del terremoto per la loro stessa morte. Questa, infatti, oltre a dare la colpa di una trentina tra decessi e ferimenti allo Stato per aver rassicurato le persone tramite le parole dell’allora vice capo della Protezione civile («Non c’è pericolo»), riconosce pure il danno morale a chi ha perso la vita dopo ore sotto alle macerie.
IL DANNO MORALE
Centomila euro in più di risarcimento danni per ognuno. È questo il riconoscimento del danno “tanatologico”, cioè il danno morale dovuto allo «stato di sofferenza spirituale o intima (paura o patema d’animo) sopportato dalla vittima nell’assistere al progressivo svolgimento della propria condizione esistenziale verso l’ineluttabile fine-vita». Lo mette nero su bianco De Sensi nella sentenza del 23 dicembre scorso, aumentando il risarcimento dovuto dalla presidenza del Consiglio dei ministri – a cui fa capo la Protezione civile – ai familiari di una decina di vittime del terremoto dell’Aquila. Per quelle, in particolare, per cui è stato possibile accertare la «cosciente e lucida percezione dell’ineluttabilità della propria fine». In totale, se la sentenza non verrà ribaltata in Appello, il governo dovrà pagare – tra danni “parentali” e danni morali – un risarcimento complessivo di circa nove milioni di euro per un pacchetto di cause civili avviate dai familiari di 28 vittime e da tre feriti. La sentenza assegna la responsabilità della morte e del ferimento di gran parte di loro, infatti, alle rassicurazioni ricevute da uno dei componenti della commissione Grandi rischi pochi giorni prima della scossa devastante delle 3.32. «In particolare, il giudizio penale ha accertato, definitivamente, che le dichiarazioni rassicuranti rese da Bernardo De Bernardinis, vice capo della Protezione civile, sono state potenzialmente idonee ad incidere sul comportamento dei cittadini dell’Aquila fino a determinarli a non uscire di casa nella notte della catastrofe, contrariamente a quanto fatto sino a quel momento in presenza delle scosse di terremoto», si legge nella sentenza civile di De Sensi con riferimento alla condanna della Cassazione in sede penale all’ex vertice del dipartimento di Protezione civile.
LE TESTIMONIANZE
E nell’istruttoria delle cause civili in questione il giudice ha raccolto diverse testimonianze che gli hanno permesso di collegare le rassicurazioni alla decisione delle vittime di dormire in casa quella notte.
Tra queste, quella della badante che viveva con una delle vittime, che ha riferito come «in occasione della scossa del 5 aprile Luigi De Iulis non uscì di casa, dicendosi tranquillo in seguito alle dichiarazioni rassicuranti apprese dalla stampa ed anzi rassicurando la stessa badante. Può dunque ragionevolmente affermarsi che, in assenza di tali dichiarazioni (quelle rassicuranti di De Bernardis, ndr), De Iulis non si sarebbe trovato in casa al momento della scossa principale».
Un’altra testimonianza, sulla morte di Assunta D’Ignazio, Osvaldo D’Amore e Giovanni Compagni: «Erano molto preoccupati dal terremoto e durante lo sciame sismico e fino alle dichiarazioni di De Bernardinis avevano adottato la massima cautela, allontanandosi immediatamente dalla loro abitazione in occasione delle scosse. Peraltro, il giorno 30.03.2009, avevano passato il pomeriggio nei pressi di piazza Duomo, proprio per il timore delle scosse. I testi hanno poi riferito la modifica delle abitudini dopo le dichiarazioni di De Bernardinis ed in particolare hanno dichiarato di aver notato una ritrovata tranquillità nei congiunti, tanto è vero che nella notte tra il 5 ed il 6 aprile avevano deciso di restare in casa».
Poi il racconto delle telefonate tra i componenti della famiglia Bernardi-Pace, devastata dal terremoto. Un teste «ha riferito del radicale cambiamento di abitudini e di atteggiamento dopo la riunione della commissione Grandi rischi e le dichiarazioni dei partecipanti. In particolare, erano loro stessi a tranquillizzare i congiunti, affermando, durante un colloquio telefonico di “stare tranquilli, che la preoccupazione dei giorni precedenti era stata eccessiva, visto che gli esiti della riunione della commissione Grandi rischi convocata per fare il punto sulla situazione relativa allo sciame sismico, erano nel senso che si trattava di un fenomeno normale e che non ci sarebbero state scosse più forti di quella sentita il 30.03.2009». Poi ancora: «Inoltre, ha riferito che la moglie “aveva avuto una discussione con la sorella Loredana, la quale, dopo gli esiti della commissione Grandi rischi, le rimproverava l’eccesso di cautela che noi continuavamo ad avere, visto che dormivamo vestiti vicino alla porta di ingesso della nostra casa sita al piano terra, dove avevamo sistemati dei lettini per i bambini vicino all’ingresso”».
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