Morti sotto la valanga, ricostruita la tragedia

Le dichiarazioni del superstite e altri elementi forniti dai testimoni determinanti per l’inchiesta
L’AQUILA. Le dichiarazioni del superstite, e quelle di alcune persone che erano presenti a Campo Felice al momento della tragedia, sono al vaglio del pm, David Mancini, in relazione agli esiti dell’indagine aperta dai carabinieri dopo la morte di due sciatori romani sotto una valanga, avvenuta domenica scorsa. Una tragedia che è costata da vita a Massimo Frenzè e Massimo Urbani mentre si è salvato Americo Guerrazzi ora ricoverato in ospedale in condizioni gravi a causa di alcune fratture ma non in pericolo di vita.
L’indagine è contro ignoti e, al momento, i carabinieri, coordinati dal capitano Pietro Fiano, stanno operando su elementi che non costituiscono reato. Tra qualche settimana, però, saranno acquisiti agli atti anche gli esiti delle autopsie al di là di quello che è emerso dopo le prime analisi. Sulla scorta di questi, e altri elementi che potranno essere presi in considerazione, il pm dovrà scegliere se chiudere il caso per annoverarlo tra quelli causati dalla fatalità o individuare possibili indagati. Ma l’impressione è che ci vorrà tempo per definire i contorni di questo.
In teoria, sulla scorta di quanto detto da Guerrazzi, potrebbe essere chiamato in causa uno sciatore con lo snowboard. Sarebbe passato prima di loro sul tratto dove si è staccata la slavina a Campo Felice che ha ucciso due sciatori. Potrebbe essere nominato un consulente tecnico per capire se la valanga possa essere stata provocata dagli stessi sciatori. Gli stessi militari hanno accertato la regolare presenza di recinzioni e appositi cartelli (lungo i tracciati battuti e alle biglietterie) a segnalare il divieto assoluto dei fuoripista. Sui problemi riguardanti i pericoli che si corrono sulle piste c’è l’intervento di un esperto di scialpinismo, Massimiliano Salce, sulmonese residente all’Aquila. «Le faggete» dice in riferimento a Campo Felice, «se sono rade non assicurano alcun freno alla massa nevosa. Secondo, se hai sopra la faggeta un pendio molto ripido, e la faggeta ha inizio più in basso, a poco può funzionare come freno. Infine, se il terreno della faggeta è ricoperto da quel meraviglioso tappeto autunnale di foglie, quel substrato è uno scivolo importante per il manto nevoso. Se, di contro, la faggeta è fitta e con molti arbusti al suolo, può aiutare a rallentare o spezzare un flusso “valanghivo” ma evidentemente non è sciabile».
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