travolto da un carrello elevatore

Morti sul lavoro, strage senza fine. Perde la vita un papà aquilano di 48 anni

5 Maggio 2026

Operaio aquilano travolto dal muletto, il corpo scoperto dal fratello che lavora nella stessa azienda

L’AQUILA

La tragedia si è consumata intorno alle 11 di ieri, in una fabbrica nel bel mezzo del Nucleo industriale di Bazzano, alla periferia est dell’Aquila. A perdere la vita Marco Rocchini, 48 anni, dipendente della Hca srl, azienda specializzata nella lavorazione dell’alluminio, travolto da un carrello elevatore. A notare il corpo esanime dell’uomo è stato il fratello della vittima, anche lui al lavoro nella stessa azienda, le cui urla hanno richiamato l’attenzione dei colleghi. Immediato l’arrivo di un mezzo del 118, con gli operatori sanitari che però altro non hanno potuto fare se non constatarne il decesso. Quindi l’arrivo di carabinieri, ispettori dell’Asl e vigili del fuoco, seguito da quello dei familiari del 48enne, straziati dal dolore di una tragedia capace di strappare in un attimo un marito e un padre di famiglia all’affetto di una moglie e di una figlia piccola. Un dolore, quello urlato dalla madre dell’operaio nel piazzale dove suo figlio si recava tutti i giorni ad adempiere il proprio dovere e dove invece ha trovato la morte mentre si apprestava a spostare un carico, che ieri si è mescolato allo sgomento dei colleghi del 48enne, anche loro sconvolti.

LA RICOSTRUZIONE
Stando a quanto emerso dai primissimi accertamenti, sembra che un attimo prima della tragedia l’operaio stesse manovrando un muletto, dal quale sarebbe poi sceso forse per compiere alcune operazioni preliminari al carico di una bobina di metallo. Solo a quel punto, per cause ancora al vaglio dei carabinieri, il mezzo si sarebbe messo in movimento nella sua direzione, fino a schiacciarlo contro la stessa bobina. Con la Procura che ora ha disposto il sequestro di una parte dello stabilimento, la stessa in cui si è verificata la tragedia, oltre che del mezzo utilizzato dall’operaio, su cui verranno effettuati accertamenti così da escludere eventuali malfunzionamenti. Non si esclude una distrazione fatale da parte della vittima, che avrebbe inavvertitamente lasciato la marcia del mezzo inserita.

CHI ERA LA VITTIMA

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Marco Rocchini avrebbe compiuto 49 anni il prossimo 27 agosto. Viveva in contrada Cavalli, a Pile, all’immediata periferia ovest dell’Aquila, insieme a sua moglie – dipendente delle Ferrovie a Sulmona – e la loro bambina. Era socio al 20% della stessa azienda nei cui locali ha trovato la morte durante una delle operazioni considerate di routine rispetto all’esperienza professionale da lui maturata.

LE REAZIONI
La notizia dell’incidente sul lavoro alla Hca di Bazzano, l’ennesimo di una lunga lista di episodi che nel nostro Paese continuano a incombere su chi esce di casa per garantirsi un futuro migliore senza più tornare indietro, ha subito innescato un fiume di reazioni da parte del mondo politico. Di «inaccettabile stillicidio che continua inesorabile», parla infatti il senatore del Pd, Michele Fina, che poi dà la misura del fenomeno: «328 morti per il 2026. Assistiamo sgomenti e chiediamo ancora una volta che le istituzioni si facciano carico in modo serio di un problema che va affrontato con politiche concrete e promozione della cultura della sicurezza. Ai familiari del giovane operaio giungano le più sentite condoglianze e sentimenti di vicinanza». «A 48 anni si dovrebbe vivere di lavoro, non morire lavorando», gli fa eco la consigliera comunale dei Dem, Stefania Pezzopane. «Ora ognuno faccia la sua parte. Queste tragedie si possono e si devono evitare. E noi non possiamo permettere che vinca l’indifferenza, che tutto continui come se nulla fosse. È proprio nel silenzio che queste morti si ripetono, trasformandosi in una tragica normalità. Perché il lavoro deve essere dignità. Non una condanna». «Continuare a morire di lavoro nel 2026 non può essere considerato un destino né una fatalità», sostengono invece il segretario regionale del Pd Abruzzo, Daniele Marinelli, e la responsabile Lavoro della segreteria regionale, Monia Pecorale. «Dietro ogni incidente ci sono condizioni che vanno verificate fino in fondo», affermano, «ma accanto alla doverosa ricostruzione dei fatti c’è un tema più ampio e non più rinviabile: la sicurezza sul lavoro deve diventare una priorità reale e quotidiana, non un impegno evocato solo dopo le tragedie. Non possiamo continuare ad assistere a questo bollettino di guerra. Il lavoro deve essere dignità e futuro, non rischio e morte». Sconcerto è stato poi espresso dai consiglieri regionali del Pd, Pierpaolo Pietrucci e Silvio Paolucci: «L’Abruzzo è la regione che detiene il triste primato di incidenti e morti sul lavoro. E questo sta a significare che qualcosa non funziona e bisogna apportare correttivi immediati affinché la mattanza di lavoratori abbia fine. La morte tragica di Marco Rocchini, grande lavoratore, stimato e rispettato da tutti, che lascia la moglie e la figlia, deve suonare come ultimo campanello di allarme nelle falle di un sistema di sicurezza nei luoghi di lavoro che i dati forniti dall’Inail dichiarano non più sostenibili per L’Aquila e l’Abruzzo». «Quattro lavoratrici e lavoratori al giorno», è invece la conta denunciata da Rifondazione Comunista, che poi fa notare come in Abruzzo sia proprio la provincia dell’Aquila la più colpita dal fenomeno delle morti sul lavoro. Cordoglio è stato infine espresso dal sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, a nome dell’intera amministrazione comunale del capoluogo: «Ci stringiamo con sentita partecipazione alla famiglia, a tutti coloro che gli volevano bene, ai colleghi, in un momento di così grande sofferenza. Siamo fiduciosi che le dinamiche dell’incidente saranno chiarite con la massima attenzione dagli organi competenti. Di fronte a tragedie come questa, rinnoviamo con forza l’impegno collettivo per la sicurezza sui luoghi di lavoro, che deve rappresentare una priorità assoluta”

L’IRA DEI SINDACATI
«Non ci sono decreti che tengano di fronte alla brutale realtà dei fatti», tuonano i rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl, Uil, Fim, Fiom e Uilm dell’Aquila, sospesi tra rabbia e vicinanza a familiari e colleghi di Rocchini. Secondo i sindacati, infatti, la normativa sulla sicurezza esiste, ma resta inefficace se non viene accompagnata da «una volontà politica ed economica reale di cambiare le cose». Sindacati che chiedono quindi l’immediata convocazione di un tavolo prefettizio con parti sociali ed enti ispettivi, per dare seguito al protocollo d'intesa sottoscritto il 24 aprile scorso. «Gli impegni presi sulla carta», dicono, «devono tradursi, subito, in tutele reali e concrete per ogni lavoratrice e ogni lavoratore».

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