addio al professore

Morto il giurista Natalino Irti: addio all'accademico di Avezzano. Aveva 90 anni

11 Giugno 2026

Originario abruzzese, l'accademico dei Lincei e professore della Sapienza è stato uno dei più autorevoli civilisti italiani. Guidò il Credito Italiano e l'Enel.

AVEZZANO.

È morto a 90 anni Natalino Irti, uno dei più autorevoli giuristi italiani del secondo Novecento e tra le voci più influenti del diritto civile contemporaneo. Originario di Avezzano, Irti ha attraversato da protagonista il mondo universitario, le istituzioni, la professione forense e i grandi snodi dell’economia pubblica e privata del Paese.

Professore ordinario dal 1968, accademico dei Lincei, presidente emerito dell’Istituto italiano per gli studi storici e a lungo docente all’Università La Sapienza di Roma, Irti è stato un punto di riferimento per generazioni di studiosi, magistrati, avvocati e operatori del diritto. Allievo di Emilio Betti, ha insegnato nelle università di Sassari, Parma, Perugia e Torino, prima di approdare nel 1977 alla facoltà di Giurisprudenza della Sapienza, dove ha tenuto gli insegnamenti di istituzioni di diritto privato, diritto civile e teoria generale del diritto.

Il suo nome resta legato in particolare a “L’età della decodificazione”, l’opera con cui interpretò la progressiva perdita di centralità del codice civile e l’affermarsi di sottosistemi normativi autonomi. Una riflessione che ha segnato profondamente il dibattito giuridico italiano sul rapporto tra codici, leggi speciali, economia e potere politico.

Negli anni Irti ha allargato il proprio campo di indagine ai fondamenti del diritto, alla crisi delle ideologie, alla globalizzazione, alla tecnica e al rapporto tra diritto e verità. Tra le sue opere più note figurano “Nichilismo giuridico”, “Il salvagente della forma”, “Diritto senza verità” e “La tenaglia”, testi che ne hanno consolidato il profilo di giurista-filosofo.

Alla carriera accademica ha affiancato una lunga attività professionale alla guida dello Studio Legale Irti, fondato nel 1911, operando nei settori del diritto civile, commerciale e amministrativo. Ha seguito importanti gruppi finanziari e industriali, arbitrati e consulenze di rilievo nazionale.

Irti ha ricoperto anche incarichi di vertice nel mondo economico e pubblico: è stato presidente del Credito Italiano, vicepresidente dell’Enel, membro del consiglio di amministrazione dell’Iri e del Comitato per le privatizzazioni. Dal 1985 al 1987 fu consigliere comunale di Roma, eletto nelle liste del Partito liberale italiano. Con la sua scomparsa, l’Abruzzo perde una delle sue figure intellettuali più prestigiose nel panorama giuridico nazionale.