Morto l’ultimo alpino dei reduci di Russia

21 Gennaio 2020

Francesco Colizza testimone marsicano della guerra, aveva 99 anni. Al Centro la sua ultima intervista

AVEZZANO. Francesco Colizza, l'ultimo alpino della Marsica, sopravvissuto alla campagna di Russia, si è spento ieri all'età di 99 anni. In un'intervista rilasciata anni fa al Centro, l'ex sergente della Julia, raccontò alcuni degli episodi più significativi della tragica ritirata. Ne riportiamo qualcuno. «Lasciata Popowka, giungemmo a Olichowtka, dove trovammo una decina di camion. Salii su uno di essi. La colonna, però, fu attaccata dai caccia russi. Sceso dal camion, insieme a un commilitone, mi diressi verso un’isba. Era occupata da altri militari. Accanto all’isba c’era un porcile: mi tolsi le scarpe, avvolsi i piedi in una coperta e mi addormentai. Quando mi svegliai, mi ritrovai da solo e senza scarpe. Nell'isba, seduto in un angolo, era rimasto un alpino moribondo. Gli sfilai gli scarponi e me li infilai, Tanto a lui non sarebbero più serviti. Mi andavano stretti. Ma era meglio che camminare scalzo nella neve. Proseguendo il cammino, nella bufera, incontrai un gruppo di militari e mi unii a loro».
«Giunti a Warwarowka, bussai a un’isba, in cerca di cibo; mi aprì una donna. Mi accolse con gentilezza, ma mi disse che non aveva niente da darmi: “Niemà klieba, niemà klieba: niente pane, niente pane. Riuscii a racimolare solo una manciata di semi di girasole. Ci rimettemmo in marcia. Verso le due di notte, trovammo il passo sbarrato da un fiume. Lo attraversammo grazie al coraggio di un tenente che trasgredì gli ordini di un superiore. Un giorno un alpino, impazzito, incominciò a superare la fila, annunciando che più avanti c’era la sua vigna. Fatti pochi metri, lasciò la fila e si allontanò. Non lo rivedemmo più. Più volte, vedendo passare dei camion tedeschi, tentammo di aggrapparci, ma venivamo colpiti col calcio del fucile sul dorso della mano: “Italiani raus”. Un giorno io e un mio compagno, Raffaele Gala, di Foggia, notando un’isba, andammo a bussare. Ci aprì la porta una donna anziana. Con lei c’era un bambino. Chiesi del pane, ma la donna mi rispose che non lo aveva. Aveva però una mucca. Riempì una ciotola di latte e ce lo diede, insieme a delle patate. Alla fine giungemmo a Leopoli. Da qui, col treno, raggiunsi Udine». Colizza lascia i figli Giuseppina e Liberato, il genero Antonio Sabatini e i nipoti. I funerali oggi alle 15 nella chiesa del Sacro Cuore a San Rocco.
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