Morto nel 1993, la Asl lo chiama per la visita ad Avezzano

Il fratello dell’uomo: "È una vergogna". L’azienda: "Spediti 50mila avvisi per la prevenzione, ci scusiamo per l’errore"
AVEZZANO. Aveva poco più di 30 anni, nel 1993, quando perse la vita in un tragico incidente. Da 23 anni riposa nel cimitero di via Pertini. Ma la Asl lo ha “convocato” per un esame. Una storia di malaburocrazia che ha mandato su tutte le furie i familiari dell’uomo.
Lunedì scorso, a casa dell’anziana madre, è arrivata una lettera dal distretto sanitario di Avezzano. Nell’avviso la raccomandazione a sottoporsi a un accertamento medico e un tampone da riconsegnare nel centro analisi della struttura di via Monte Velino.
«Mio fratello è morto 23 anni fa e questa lettera ha riaperto una ferita in tutti noi, soprattutto in mia madre», racconta il familiare, «come si possono commettere simili errori. È una vergogna. Nella lettera si chiedeva a mio fratello di presentarsi con un tampone nel centro analisi di via Monte Velino. La prevenzione va bene, ma non a questo prezzo. Dovrebbe esserci maggiore attenzione».
Le spiegazioni alla Asl le ha chieste il Centro. E la replica è arrivata, insieme alle scuse per l’accaduto.
«Solo nell’ultimo anno la Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila», precisano dalla direzione Asl, «per invitare i cittadini a sottoporsi allo screening di prevenzione al colon-retto, ha inviato circa 50mila lettere-convocazione a domicilio in tutta la provincia: in questa mole di attività non è da escludere che qualcosa possa sfuggire. L’azienda, ormai da anni, è impegnata sul versante della prevenzione per fare in modo che la popolazione, in assenza di sintomi o malattie, faccia controlli periodici per evitare l’insorgenza dei diversi tipi di tumore, tra cui quello del cancro al colon retto. Questa attività di notevole portata è, in via assolutamente prioritaria, attuata a salvaguardia della salute dei cittadini ed è tesa ad evitare, come ulteriori, possibili conseguenze, costi sociali e sanitari elevati a carico della stessa collettività e quindi del sistema sanitario. In questo lavoro di prevenzione, che richiede un impegno costante e uno sforzo non indifferente per l’apparato e le risorse c’è l’inevitabile rischio che, su 50.000 lettere-invito a domicilio per sottoporsi allo screening non tutto possa essere sempre minuziosamente monitorato. La Asl, sul piano generale e senza scendere nei casi specifici, si avvale di una propria anagrafe e si ipotizza che talvolta qualcosa sfugga alle tante verifiche nell’aggiornamento dei decessi delle liste sanitarie. Se ciò è accaduto, a fronte di un lavoro così vasto e impegnativo e condotto costantemente su tutta la provincia, ce ne scusiamo».
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