Morto nel fiume, familiari in Procura

5 Marzo 2019

Madre e fratello di D’Orazio ascoltati come persone informate sui fatti. Giovedì i Ris analizzano l’auto sequestrata

SAN BENEDETTO DEI MARSI. Sono stati convocati in Procura in qualità di persone informate sui fatti: la madre e il fratello di Collinzio D’Orazio, il 51enne di San Benedetto dei Marsi trovato senza vita nel fiume Giovenco dopo 23 giorni di ricerche, sono stati citati dal sostituto procuratore della Repubblica di Avezzano, Lara Seccacini, per una deposizione. Domani mattina dovranno presentarsi negli uffici giudiziari di via Corradini per fornire sommarie informazioni riguardo al giallo relativo alla tragica fine del loro congiunto. Sul caso è in corso un’inchiesta per omicidio contro ignoti, mentre sono indagati con l’accusa di abbandono di incapace due giovani del posto. Teresa Di Nicola, madre di Collinzio D’Orazio, e il fratello della vittima, Cheri, erano stati ascoltati dai carabinieri. La Seccacini vuole approfondire alcuni aspetti della vicenda. Madre e figlio sono assistiti dall’avvocato Berardino Terra.
Il più preoccupato dopo la sparizione era Cheri D’Orazio. Non smetteva di ripetere che qualcuno avrebbe potuto fare qualcosa di male a Collinzio per colpire lui. Aveva incontrato il fratello il giorno stesso della scomparsa, la mattina di venerdì 1 febbraio, quando Collinzio gli aveva dato 20 euro dopo aver ritirato una piccola somma di denaro di una pensione sociale. Sospetti di una vendetta indiretta erano stati adombrati nel corso di una puntata di “Chi l’ha visto?”, trasmissione che più volte si è occupata del caso.
Oltre agli accertamenti tecnici sui cellulari sequestrati ai due giovani indagati, Mirko Caniglia e Fabio Mostacci, entrambi 27enni, che per ultimi hanno raccontato di avere visto in vita D’Orazio, sul caso dovranno lavorare i carabinieri del Ris di Roma. L’incarico verrà conferito giovedì. I militari del Reparto investigazioni scientifiche analizzeranno eventuali tracce biologiche nell’auto sequestrata di proprietà di Mostacci con la quale i due giovani avrebbero riaccompagnato a casa D’Orazio. In quel frangente ci sarebbe stato un incidente e i due giovani hanno raccontato di avere urtato un tombino, danneggiando la vettura. Anche su questo punto dovrà essere fatta chiarezza. Verranno inoltre analizzati i dati riguardanti le attività di comunicazione, anche attraverso i social network, presenti nei telefonini dei due o eventualmente cancellati. Saranno poi acquisiti i video registrati da due telecamere di sorveglianza. Filmati compresi nel periodo che va dal primo febbraio al 23 febbraio e per i quali sarà fatta un’attività di miglioramento della qualità delle immagini. Gli accertamenti medico-legali, eseguiti nel corso dell’autopsia avvenuta lo scorso mercoledì e durata circa sei ore, hanno fatto emergere nuovi elementi utili all’indagine dei carabinieri della compagnia di Avezzano. Alcuni elementi farebbero pensare a una morte per annegamento, ma alcune lesioni ritrovate sul corpo restano da spiegare. Potrebbero essere dovute alla permanenza in acqua per 23 giorni o alla caduta contro delle rocce. Al riguardo si attende una relazione che verrà consegnata in Procura dal medico legale Cristian D’Ovidio, consulente della Procura, entro 90 giorni.
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