Morto nel fiume, una testimonianza choc

28 Marzo 2019

Un amico rivela al fratello di D’Orazio: «Quella notte Collinzio mi chiese un piede di porco per farla pagare a qualcuno»

SAN BENEDETTO DEI MARSI. Cercava un’arma quella notte, prima di finire nel fiume Giovenco dove è stato ritrovato senza vita 23 giorni dopo. Collinzio D’Orazio, il 51enne di San Benedetto morto in circostanze misteriose su cui indaga la Procura d Avezzano per il reato di omicidio, il primo febbraio scorso era andato a casa di un giovane del paese chiedendo un piede di porco. A raccontare questa circostanza, che aggiunge nuove ombre sul giallo di San Benedetto, è stato proprio l’uomo. «Dammi un piede di porco perché devo farla pagare a quelli lì», avrebbe affermato D’Orazio, poche ore prima di sparire. Una circostanza riferita dal giovane anche al fratello della vittima, Cheri D’Orazio. Non è chiaro però a chi si riferisse il 51enne e quali controversie erano da chiarire, tanto da arrivare a cercare di procurarsi un’arma. Forse poteva servire per difendersi da qualcuno. La testimonianza, raccontata ieri sera dalla trasmissione “Chi l’ha visto?”, aggiunge nuovi particolari al giallo del Fucino. Il sostituto procuratore Lara Seccacini punta a non tralasciare alcun particolare per venire a capo di questa storia. Certo è che per gli inquirenti l’ipotesi di una semplice caduta nel fiume diventa sempre più improbabile. Una svolta alle indagini potrebbe arrivare a giorni dagli accertamenti tecnici sui cellulari sequestrati ai due giovani del paese indagati per abbandono di incapace, Mirko Caniglia e Fabio Sante Mostacci, entrambi 27enni. Sono i due che per ultimi hanno visto quella notte D’Orazio e che avrebbero tentato di farlo scendere davanti la sua abitazione senza successo, lasciandolo poi in una strada secondaria non distante dal fiume. Verranno analizzati tutti i dati riguardanti le attività di comunicazione anche attraverso i social. Verrà recuperato, inoltre, il contenuto cancellato dalla memoria dei cellulari sequestrati e verrà memorizzato su dei supporti magnetici. Sembra ci sia anche un messaggio, ricevuto da un terzo giovane, che parla di «un sacco di patate scaricato a Strada 11». Sul caso sono al lavoro i carabinieri di Avezzano, San Benedetto dei Marsi e i militari del Ris di Roma. I carabinieri del reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri hanno analizzato le tracce sull’Audi A3 di proprietà di Mostacci e con la quale sarebbe stato accompagnato D’Orazio. La famiglia D’Orazio è assistita dall’avvocato Berardino Terra, mentre i due giovani indagati sono difesi dagli avvocati Antonio Milo, Mario Flammini e Franco Colucci.
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