Morto nella clinica lager I familiari: qual è la verità?

22 Ottobre 2014

Chiesta la riesumazione della salma di un 70enne marsicano: «Era ferito» L’uomo era stato ricoverato in Molise: nella struttura tredici arresti per sevizie

ORTONA DEI MARSI. Un 70enne della Marsica è morto in una clinica finita al centro di un’inchiesta – sfociata in tredici arresti in Molise – per presunti maltrattamenti agli ospiti. «Ho sempre avuto il dubbio che mio zio non fosse morto per cause naturali, ma ora voglio sapere la verità». Paolo Iacobacci, originario di Ortona dei Marsi, si è sempre occupato di suo zio Ernesto Iacobacci, nato nel 1940 a Carrito, frazione di Ortona dei Marsi, e morto a Villa Flora, a Montaquila (Isernia), nel dicembre del 2010. «Dopo una lunga permanenza, prima in una struttura di Gignano all’Aquila, chiusa poi per il terremoto, quindi in un’altra a Villa Pini, a Chieti, smantellata per problemi finanziari, su consiglio di un’assistente sociale della Asl» sottolinea Iacobacci nella denuncia presentata in Procura «ho trasferito mio zio in Molise, dove però è rimasto solo per pochissimi mesi».

Nella struttura molisana, una quindicina di giorni fa, i nuclei antisofisticazione e sanità dei carabinieri hanno arrestato 13 persone, tra medici, operatori socio sanitari e lo stesso proprietario della struttura, che è anche il sindaco del paese. Iacobacci chiede, tramite i suoi legali Stefania D’Ignazio e Rosario Scicchitano, la riesumazione della salma di suo zio per accertarne le cause della morte. «Era la sera del 16 dicembre del 2010» spiega Iacobacci «e mi chiamarono per comunicarmi l’improvviso decesso di mio zio. il giorno dopo mi recai con mia madre per il riconoscimento della salma e notammo immediatamente che presentava una vistosa tumefazione e una ferita sulla fronte, precisamente sopra l’arcata sopraccigliare dell’occhio destro. La cosa ci insospettì e non poco, tanto che chiedemmo di incontrare il medico responsabile della struttura che ci liquidò in modo molto frettoloso, dicendo che mio zio era morto a causa di un infarto».

«Dopo la notizia della chiusura di quella che è stata ribattezzata la clinica degli orrori» spiegano gli avvocato Scicchitano e D’Ignazio, «Iacobacci vuole accertare cosa è davvero accaduto a suo zio. Come accertato dai carabinieri nella struttura sono stati perpetrati gravi reati nei confronti degli anziani e dei malati psichiatrici ospiti. Si tratta di maltrattamenti, sequestro di persona, lesioni, percosse e abbandono di persone incapaci e pertanto ora vogliamo vederci chiaro».

Gli avvocati hanno richiesto la riesumazione della salma nel cimitero di Pescina, oltre all’acquisizione delle cartelle cliniche relative al ricovero di Ernesto Iacobacci. (m.t.)

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