Morto sul lavoro, giallo sulle cause Chiesta la perizia su mezzi e luogo

20 Giugno 2021

Il legale della famiglia Cicchetti: «Ricostruzione poco chiara, non si escludono responsabilità di terzi» L’operaio è la 39ª vittima in Italia dal 3 maggio, il giorno della scomparsa di Luana D’Orazio a Prato 

CELANO. Si tinge di giallo la dinamica dell’incidente costato la vita ad Antonio Cicchetti. Ieri mattina una richiesta di incidente probatorio è stata presentata in Procura ad Avezzano dall’avvocato della famiglia del 59enne di Celano, morto dentro la cabina di un’autogru lungo la Provinciale 17 tra Ortona dei Marsi e la frazione di Aschi Alto. Secondo il legale ci sono più punti da chiarire e non si escludono responsabilità di terzi. L’operaio lavorava da 35 anni alle dipendenze della Limaco srl di Aielli (che fa capo alla famiglia Mascitti), impegnata nei lavori a un depuratore per conto del Consorzio acquedottistico marsicano.
«L’incidente probatorio è previsto nel caso in cui una prova rischi di distruggersi o disperdersi nel tempo», spiega l’avvocato Lucio Cotturone. Nell’istanza di incidente probatorio, il legale chiede «che venga effettuato l’esame autoptico e cristallizzati lo stato dei luoghi, soggetti a modificazioni, e pure quello dei mezzi, ovvero l’autogru e il carrello che l’aveva trasportata, il tutto finalizzato all’esatta ricostruzione del sinistro. Al momento non chiara. Non si possono escludere responsabilità». Titolate dell’inchiesta è il pubblico ministero Ugo Timpano: al momento non ci sono indagati e non è stato dato incarico al medico legale per l’autopsia. Tuttavia, la salma dell’operaio celanese resta a disposizione della magistratura. Secondo una prima ricostruzione fatta dai carabinieri, l’autogru condotta dalla vittima avrebbe perso stabilità ribaltandosi nel fossato sottostante che costeggia un tratto della Provinciale 17. Tradito dell’erba alta a bordo strada, ipotizzano gli inquirenti, prima di svoltare in direzione del cantiere una delle ruote del mezzo pesante sarebbe finita fuori dalla carreggiata, nel margine destro della strada, facendo perdere la stabilità all’autogru, finita nella scarpata sottostante ribaltandosi. Dalle prime informazioni il mezzo, con a bordo Cicchetti, era stato trasportato a pochi metri dal cantiere a bordo di un carrello. Una ricostruzione che, visti i danni al mezzo, non convince Cotturone. L’operaio lascia la moglie Restituta Mostacci e tre figli, Enrico, Gabriele e Valentina. Senza il nulla osta della Procura non può essere fissata la data dei funerali.
La tragica fine del 59enne celanese ha provocato una serie di reazioni sdegnate, anche a livello nazionale. Perché si tratta dell’ennesimo lutto nel mondo del lavoro. Si calcola che dal 3 maggio scorso, ovvero da quando è deceduta Luana D’Orazio, la 22enne toscana risucchiata da un orditoio in un’azienda tessile, si sono registrati altri 39 morti (l’ultimo Cicchetti). Un ritmo insensibile a ogni monito o allarme. «Mentre la magistratura valuterà eventuali responsabilità, non posso che denunciare lo stato di insicurezza in cui operano troppi lavoratori e lavoratrici. Sembra un bollettino di guerra. È urgente procedere con rapidità al piano strategico nazionale sulla sicurezza nei luoghi di lavoro», dice la deputata Stefania Pezzopane (Pd). (f.d.m.)