Morto sulla neve, tutti assolti Il giudice è anche maestro di sci

Il padre del giovane invia un esposto al Csm contro Venturini. La Procura generale vuole archiviare L’avvocato dei tre imputati: «Grosse imprecisioni, non c’è prova dell’urto contro un palo»
OVINDOLI. Assolve gli imprenditori titolari degli impianti dopo la morte di un giovane di 22 anni, vittima di un incidente sulle piste. Il padre del giovane scopre che il magistrato che ha emesso la sentenza è maestro di sci e frequentava proprio gli impianti scenario della tragedia. Così Giuliano Sigismondi presenta una denuncia al Consiglio superiore della magistratura. Il giudice è Stefano Venturini, 56 anni, originario di Tagliacozzo, per anni in servizio al tribunale di Avezzano. Per il quale il Csm ha fissato già la camera di consiglio per la decisione, mentre la Procura generale di Cassazione ha chiesto di archiviare il caso.
I FATTI. La vicenda risale a una domenica del 2012 quando Edoardo Sigismondi, di Roma, muore dopo un incidente sulle piste di Monte Magnola. Il giudice Venturini, allora presidente di sezione al tribunale di Avezzano, decide di assolvere dall’accusa di omicidio colposo i due imprenditori titolari degli impianti, Giancarlo Bartolotti e suo figlio Massimiliano, e il direttore tecnico Mauro Scipioni. Successivamente la Procura presenta ricorso. E viene fuori che il magistrato, nel tempo libero, è maestro di sci e frequenta gli stessi impianti gestiti dai tre imputati assolti. La domanda del padre del 22enne è: «Perché il giudice non si è astenuto?».
CHIESTA L’ARCHIVIAZIONE. Dopo la denuncia, la Procura generale della Cassazione ha chiesto al Csm di archiviare il caso. La sezione disciplinare del Csm «ha già fissato la camera di consiglio per la decisione», secondo quanto emerso dagli uffici di Palazzo dei marescialli. La data dovrebbe essere intorno alla metà di giugno. L’esposto del padre della vittima è stato inviato al Csm l’estate scorsa. La prima commissione ha aperto un fascicolo. «Non c’è stato alcun ritardo da parte della prima commissione», hanno spiegato dal Csm. Già in precedenza, sul caso del giovane sciatore era stata presentata una denuncia sui rinvii che avevano interessato il processo penale, ma senza alcun riferimento alla mancata astensione del giudice.
«IMPROCEDIBILE». Comunque sia andata, l’unica certezza è che un esposto del genere sarebbe stato “improcedibile” da parte di Palazzo dei marescialli. Infatti, l’unico strumento di intervento del Csm nei confronti dei magistrati è il trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale o funzionale. Una procedura che nella fattispecie «non sarebbe potuta essere portata a termine perché il giudice Venturini già dall’anno scorso ha lasciato Avezzano per la Corte d’Appello di Roma».
PARLA LA DIFESA. Sulla vicenda parla per la prima volta la difesa degli imprenditori assolti. «Non escludiamo di intraprendere un’azione legale contro inesattezze che vengono dette», ha affermato Alfredo Retico, il legale dei Bartolotti, «in questi anni, non siamo mai intervenuti, per rispetto. Però non è giusto che emergano grosse imprecisioni. L’incidente non è avvenuto a seguito dell’urto con un cannone, perché questa è solo una delle ipotesi. Ma quella più verosimile è che la caduta sia avvenuta a metà pista, come emerso dal processo. Non c’è, quindi, prova dell’urto. Il processo ha accertato, inoltre, che la vittima era risultata positiva al thc, il principio attivo della cannabis, su una pista nera. Non è vero, infine, che il cannone era senza protezione. Il giovane aveva una serie di lesioni mortali che, secondo i periti, non sono compatibili con un urto contro un palo rigido».
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